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c a n t o   vii. 223   

106Ma, perchè l’opra è tanto più gradita
     Dell’ operante, quanto più appresenta
     De la bontà del cuor, und’è uscita,
109La Divina, Bontà, che ’l mondo imprenta,
     Di proceder per tutte le sue vie1
     A rilevarvi suso fu contenta.
112Nè tra l’ultima notte e ’l primo die
     Sì alto o sì magnifico processo
     O per l’uno o per l’altro fu o fie:2
115Chè più largo fu Iddio a dar sè stesso,
     Per far l’ om sofficente a rilevarsi,
     Che s’ elli avesse sol da sè dimesso.
118E tutti gli altri modi erano scarsi
     A la iustizia, se ’l Figliuol d’ Iddio
     Non fusse umiliato ad incarnarsi.
121Or, per impierti ogni tuo disio,3
     Ritorno a dichiararti in alcun loco,4
     Per che tu veggi lì così com’ io.
124Tu dici: Io veggio l’aire e veggio ’l foco,5
     L’ acqua e la terra e tutte lor misture6
     Venir a corruzione e durar poco;
127E queste cose pur fur creature;
     Per che, se ciò ch’ò detto è stato vero,7
     Esser dovrien da corruzion secure.
130Li Angeli, frate, e ’l paese sincero,8
     Nel qual tu se’, dir si posson creati,
     Sì come sono, in lor esser intero.

  1. v 110. C. A. Di riproceder per tutte sue vie
  2. v. 114. C. A. l’altra
  3. v. 121. C. A. empierti bene ogni disio,
  4. v. 122. C. A. dichiarare
  5. v. 124 C. A. Io veggio l’acqua, io
  6. v. 125. C. A. L’aer, la terra e
  7. v. 128. C. A. se ciò che è detto
  8. v. 130. C A. Gli angeli, Santi e il
   Par. T. III. 15