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C. XXV — v. 79-93. In questi cinque ternari l‘autor nostro finge come venne uno serpente, che ferì uno de’ due compagni ch’erano rimasi, et incomincia a trattare della terza spezie de’ furi che usano lo furto sanza alcuna discrezione, e fa una similitudine, prima dicendo: Come il ramarro1; che è un serpentello verde con quattro piedi, et ancora ne sono delli sprizzati e di colore nero, o vero bigio, sotto la gran fersa; cioè sotto la grande battitura, ponendo lo strumento per l’effetto: ferza e scuriata è una medesima cosa, et è lo strumento con che si batte lo cavallo, o vero li fanciulli, Dei di’ canicular; cioè quando signoreggia quella stella che si chiama canicula, la quale è una costellazione figurata in modo di cane, et à una stella in capo che per lo suo ardore si chiama Sirio, et un’altra n’à nella lingua che si chiama Cane: et è prossimana questa costellazione a quel segno del zodiaco che si chiama Tauro, e li mesi della state è suso nel centro del cielo; e però, quando lo sole s’accosta a lei ch’entra in Tauro, che è circa a mezzo aprile, allora incomincia lo caldo e comincia a molestare i corpi umani, e quanto più viene alla sua altezza, più cresce lo caldo, e secondo che si truova accompagnata, quando aopera infermitadi, quando pestilenzie, e quando niente, secondo che è vietata la sua malizia da la buona compagnia: e sono li di’ caniculari da di’ otto di luglio infino a di’ 13 di settembre, che sono in tutto di’ 64; nelli quali di’ non è buono a fare purgazione ai corpi umani, e però intende l’autore del detto tempo, quando dice: sotto la gran fersa Dei di’ canicular, cangiando siepe; cioè andando d’una siepe in un’altra, Folgore par: folgore è lo lampo che viene inanzi al tuono, il qual viene molto ratto, se la via attraversa: imperò che à paura d’essere preso, o morto da’ viandanti; Sì pareva; folgore, venendo verso l’epe; cioè verso lo ventre: con la pancia sì venia ratto, Delli altri due; peccatori ch’erano rimasi, un serpentello; cioè un piccolo serpente, acceso; di caldo e di veleno, Livido e ner come granel di pepe; e questo è Francesco dei Cavalcanti lo quale era mutato in quello, come apparirà alla fine del canto. Che l’autor finga questa pena alli furi della terza spezie, che l’uno mutato in serpente faccia mutar l’altro, et elli ritorni e poi ancora sia2 mutarsi fatto; e così avvicendevolmente facci l’uno mutar l’altro, come dice il testo, è conveniente pena a quelli così fatti correspondente a quel ch’ànno fatto nel mondo, che l’uno à insegnato la fraude del furare all’altro, o ànno dato esempro o ànno fatta compagnia in ciò, e furato a vicenda; cioè quando l’uno e quando l’altro; e però questo, che dice l’autore, si dee intendere al-

  1. C. M. il ramarro; cioè lo rogio, che è uno serpente verde
  2. C. M. sia fatto mutarsi;