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E nel dir così, fece l’atto di cercarsi la camicia, ma invece della camicia si trovò addosso un camiciotto di foglie d’ortica. Tastò con le mani per accertarsi se almeno il fazzoletto da collo c’era sempre, ma invece del fazzoletto sentì sgusciarsi fra le dita una serpe grossa come un’anguilla di mare.


VII.

Pipi comincia a pentirsi di aver mancato alla sua promessa.


Il povero Pipì, nel toccar quella serpe, che si trovò avvoltolata al collo invece della cravatta, fu preso da uno spavento indicibile.

Avrebbe voluto urlare, ma la lingua gli era rimasta appiccicata al palato; avrebbe voluto correre e fuggir via, ma le gambe gli facevano giacomo-giacomo, ossia gli ciondolavano avanti e indietro, tale e quale come se fossero le gambe d’un morto, che si fosse provato a camminare.

Alla fine, non potendosi più reggere in piedi, si lasciò cascare per terra come un cencio, dicendo con un fil di voce:

― Muoio!....

― Che cosa ti senti? ― gli domandò suo padre, tutto sgomento.

― Un gran male!...

― E dove lo senti?

― In tutta la persona.

― E che male sarebbe?...

― Il male della paura!...

― Un gran brutto male, bambino mio: l’unico male