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― Su questo l’ha ragione lei.... non c’è nulla da dire.... Ma la creda che siamo ragazzi per bene.... e incapaci....

― Lo vedremo fra poco. ―

Nel dir così le guardie spinsero i tre ragazzi dentro la porta di Questura: e un po’ con le buone e un po’ con le cattive, li fecero entrare nella stanza del Delegato.

Il Delegato per l’appunto dormiva.

Quando lo svegliarono, domandò:

― Che c’è di nuovo?

― Tre ragazzi arrestati al veglione....

― Ragazzi? — ripetè il Delegato, sbadigliando. ― Metteteli in prigione. Domani ne riparleremo. ―

Que’ poveri figliuoli piansero, pregarono, si raccomandarono.... Ma inutilmente. La guardia aprì una porticina, e tutt’e tre furono cacciati in gattabuia.

Trovandosi soli e al buio, si presero l’uno con l’altro per la mano, stringendosi forte forte, per farsi fra loro un po’ di coraggio. E intanto che Cesarino e Orazio si sfogavano a piangere dirottamente, Pierino balbettò singhiozzando:

― Io te lo dissi, Cesarino.... ma tu non mi volesti dar retta....

― Icchè tu mi dicesti?...

― Quel che diceva la nostra povera nonna.... che i sotterfugi portano sempre disgrazia.

― Allora vuol dire che tutta la colpa è tua ― gridò Cesare, arrabbiandosi.

― Sissignore, tutta la colpa è tua! ― ripetè Orazio stizzito.

― Ma perchè la colpa è mia?...

― Perchè dovevi raccontare il fissato della mascherata