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― È tuo, Rosa, codesto bambino? ― domandò la Contessa.

― Ora è lo stesso che sia mio, perchè l’ho preso con me e gli voglio bene, come a un figliuolo. Povera creatura! Finora ha patito la fame e il freddo. Ora il freddo non lo patisce più, perchè ha trovato un angiolo di benefattore, che lo ha rivestito a sue spese da capo ai piedi.

― E chi è quest’angelo di benefattore? ― chiese la Contessa.

L’ortolana si voltò verso Alberto, e guardandolo in viso e accennandolo alla sua mamma, disse tutta contenta:

― Eccolo là.

Alberto diventò rosso come una ciliegia; poi rivolgendosi impermalito alla Rosa, cominciò a gridare:

― Chiacchierona! Eppure ti avevo detto di non raccontar nulla a nessuno!...

― La scusi: che c’è forse da vergognarsi per aver fatto una bell’opera di carità come la sua?

― Chiacchierona! chiacchierona! chiacchieronaccia! ― ripetė Alberto, arrabbiandosi sempre più; e tutto stizzito fuggì via dalla sala.

La sua mamma, che aveva capito ogni cosa, lo chiamò più volte: ma siccome Alberto non rispondeva, allora si alzò dalla poltrona e andò a cercarlo da per tutto. Trovatolo finalmente nascosto in guardaroba, lo abbracció amorosamente, e invece di dargli a titolo di premio un bacio, gliene dette per lo meno più di cento.