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[1557-1560] Saviezza, pazzia 525


Tuttavia, ecco qua due pensieri del Duca de La Rochefoucauld, dai quali parrebbe resultare che a tempo e luogo un granellin di pazzia non guasta: ed io credo eh' egli non abbia tutti i torti.

1557.   Qui vit sans folie n’est pas si sage qu’il croit. 1

(Maximes de La Rochefoucauld, § CCIX).

1558.   Il arrive quelquefois des accidents dans la vie, d’où il faut être un peu fou, pour se bien tirer.2

(Ivi, § CCX).
e del resto tutti sanno esser sentenza antica e trita che

1559.   Semel in anno licet insanire.3

sentenza la quale in questa forma precisa, divenuta proverbiale nel medio evo, non si trova in nessun classico autore; ma non molto diversamente scrisse Seneca là dove parla delle annuali feste egiziane di Osiride nel dialogo De Superstitione, oggi smarrito, ma di cui S. Agostino ci ha conservato questo passo nel libro De civiiate Dei, VI, 10: «Huic tamen furori certum tempus est. Tolerabile est semel anno insanire.» E lo stesso Seneca nel trattato De tranquillitate animi, XV, 10: «Nam sive Gracco poetae credimus, aliquando et insanire jucundum est»; e il poeta greco cui Seneca si riferisce è Menandro (frag. 321, ed. Koch). Confronta pure il verso di Orazio:

1560.   Dulce est desipere in loco.4

(Carmina, lib. IV, od. XIII, v. 28).



  1. 1557.   Chi vive senza far mai pazzie non è tanto savio quanto si crede.
  2. 1558.   Capitano dei casi nella vita, nei quali bisogna fare un poco il matto per cavarsela con onore.
  3. 1559.   Una volta all'anno è lecito di fare il pazzo.
  4. 1560.   È dolce di deporre la saggezza a tempo opportuno.