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annotazioni 279


xi, 17, 1; e in quasi tutte le opere. Ambrogio arcivescovo di Compsa (Conza, in Campania) è citato nella lett. al papa e ai cardinali col nome di «magister Caterinus». È infatti il domenicano Ambrogio Catarino de Politis, senese, m. a Napoli nel 1553: v. Ughelli, Italia sacra, vi, 820-21. Nella Metaph., parte iii, p. 51 è cit. «Ambrosius Compsanus». La citazione di santa Brigida pare sia da correggere cosí: Revel., lib. vi, c. 67 (ed. cit., ii, 540-541), dove infatti si parla delle tre etá del mondo e dell’avvento dell’Anticristo. Per lo Scaligero (Paolo della Scala) e la sibilla tiburtina v. anche F. Tocco, L’eresia nel M. E., Firenze, 1884, pp. 302-3.

Nota 22. — Lo stesso Campanella, nella dichiarazione scritta, da lui resa a Stilo nel settembre 1599, appena arrestato, depose: «Di piú il capitan Plotino [Francesco Platino, cfr. Amabile, Congiura, i, 156, e doc. 354, p. 336] fece leggere alcune profezie dell’abbate idrontino [di Otranto], le quali mostravano mutazione in Sicilia e Toscana e Calabria. E me le mandò a vedere; e io dissi che ponno esser vere, perché l’altri astrologi e savi predicano il medesimo» (in Amabile, Cong ., iii, 28). Chi non ci è riuscito di identificare, è il vescovo Bomecobo, cit. anche nella n. 35, ma non menzionato altrove dal C. Di maestro Antonio Arquato, medico e astrologo ferrarese della fine del ’400, i pronostici contro Venezia furono nel 1606 diffusi ad arte dai gesuiti. V. Amabile, Cast., i, 25. È anche citato nella Monarchia di Spagna, in Opere, ed. D’Ancona, ii, 93 e 211. La sua opera: Pronostico divino fatto dello anno 1450 al sereniss. re d’Ungheria delle cose che succederanno fra i turchi ed i cristiani e della rivoluzione degli Stati d’Italia e renovazione della Chiesa per tutto l’anno 1538: cosa mirabilissima, uscí in luce nel 1480 (s. l.): v. Mazzuchelli, Scritt. d’Italia, 1, parte 2a, p. 1119.

La Quaestio pro bullis, citata qui dal C., è la Disputatio contra murmurantes in bullas SS. pont. Sixti V et Urb. VIII adversus iudiciarios, scritta nel 1631 e pubbl. a Parigi, insieme con l’Alh. triumph., nel 1636.

Nota 36. — Per gli spagnuoli, contro i quali torna a negare di aver cospirato, egli aveva scritto la Mon. di Spagna, i Discorsi politici ai princ. d’Italia e la tragedia La regina di Scozia, non giunta fino a noi.

Nota 37. — «Ciclopea caverna» egli aveva chiamato (p. 113) la sua prigione napoletana; e giá nella ded. al Seguier della Philos.