Pagina:Campanella, Tommaso – Poesie, 1915 – BEIC 1777758.djvu/234

228 poesie postume


17

Sonetto I
in lode del reverendo padre fra Dionisio Ponzio

Cantai l’altrui virtuti; or me ne pento,
Dionigi mio: non avean senno vero,
com’or la tua, ch’avanza anch’il pinsiero,
contemplo senza voce, afflitto e lento.
Maraviglia! sí orrido tormento,
che disnodava il corpo tutto intiero
di membro in membro, l’animo severo
scherma, quasi dicendo: — Io non ti sento. —
In me tanto martir io non soffersi,
ch’in te stava il valor e ’l senno mio,
e solo al viver tuo fûr ben conversi.
S’a te par, io men vado, o frate, a Dio;
né chieggio marmi, né prose, né versi;
ma, tu vivendo sol, viverò anch’io.

18

Sonetto II
in lode del medesimo equiparandolo al marchese di Vigliena

Qual di Vigliena il sir, sperando al frutto
de’ nostri tempi, in sue membra disfatto
fu il Ponzio mio, e con piú terribil atto
transumanato, e ’n sua gloria ridutto,
ch’era lo spirto in ogni parte tutto
del mio Dionigi mille pezzi fatto
con funi insin all’ossa, stretto e tratto,
in una volta per mille distrutto.
— Misericordia! — i spiriti d’Averno
allor gridâro, stupendosi come
tanto tormento non avea l’inferno.
Sfogâro mille Spagne e mille Rome,
al tuo martir unite, l’odio interno.
Viva del Ponzio la virtude e ’l nome!