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Pertanto prego che mi mandino subito una patente, ch’io possa riconciliar eretici ed absolverli di quei casi che concerneno alla facilitá della conversione ancorché riservati. E sappian che tengo all’amo di san Pietro pesci grossissimi. Spero presto farli veder in Roma; però la riprego mi sia intercessore appo Nostro Signore che il Mostro mi renda il libro approbato da tre teologi fatto per la congregazione de propaganda, detto il Reminiscentur. I miei libri fan frutto qua e per tutto; e li suoi scandalo grande, e non posso ovviarci. Mi forzo però. Di piú, io ho tirato quasi la Sorbona e li padroni alla confession di quel libro mio stampato in Iesi, De monarchia Messiae, per l’autoritá papale; però ingiustamente ad instanza di malevoli mi vien ritenuto, ché non si venda: vedete in che vittoria sto, ch’il parlamento avea decretato con la Sorbona contra chi scrivesse contra Aristotele, ed io ho stampato il libro De gentilismo praesertim aristotelico non retinendo con approbazion della Sorbona e privilegio del guardasigilli regio etc. M’ha impedito la perversa relazione del padre generale. Ma tutto ho vinto per aiuto divino.

Resto al comando di Vostra Signoria illustrissima.

[Parigi,] a’ 29 di gennaro 1636.

Di V. S. illustrissima e reverendissima
servitore umilissimo
Fra Tomaso Campanella.


La lettera mia a Sua beatitudine verrá intra questa di Vostra Signoria con l’abiura del marchese. Vostra Signoria la doni subito overo la presenterá l’ambasciator cristianissimo.

All’illustrissimo e reverendissimo monsignor Ingoli,
     secretario della santa congregazione de propaganda fide,
          padrone osservandissimo.
Roma, alla Cancelleria.