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lettere 299

LXXXV


A monsignor Niccolò Claudio Fabri di Peiresc

Lieto per le cortesi ed onorevoli accoglienze ricevute dalla Sorbona alla cui censura nel 1625 sottopose delle opere ed ora sottopone ogni sua cosa non ancora approvata da Roma, trova in convento lettere che finalmente gli annunziano l’arrivo in Francia del prezioso baule co’ suoi manoscritti e con libri d’illustri italiani contemporanei che egli vuol donare ad ospiti e benefattori.

          Illustrissimo e reverendissimo
               signore e padrone osservandissimo,

Ieri 2 di maggio, sendo uscito dalla semblea di signori dottori sorbonisti dalli quali fui introdutto a parlare e salutar — tutti con molta lor creanza ed onor che m’han fatto e per lor cortesia mi ringrazierò ch’io gli avessi stimati tanto che l’anno 1625 ebbero da me una lettera dove sottoponevo a lor censura tutti li libri miei e li pregavo pigliassero fastidio di correggerli, ed ho pur la risposta di tutta l’academia assai cortese etc.; e di novo ho fatto il medesimo con le parole ch’ho saputo: e perché il guardasigilli del re mi donò licenza e privilegio per tutti i libri miei, io risposi che l’accetto, se la Sorbona, academia regia, l’approbará: piacque ciò a tutti, — talché uscendo da questo colloquio assai allegro, ricevei da’ signori Puteani lettera del padre don Cristoforo Dupuy, e questa di Vostra Signoria illustrissima, dove per complimento nella sopracarta avvisa ch’il baullo sia gionto in sua mano ben condizionato a’ 24 aprile.

L’allegrezza fu assai, perché fu colmata dalla grazia di Vostra Signoria illustrissima; né si potea desiar meglio ricapito. Ma non mi dice s’ha ricevuto lei quel che mi scrisse il signor Bordeloto, di cui ho lettere scritte alli 13 aprile, che dodici giorni avanti avea posto su le galere il baullo. Né so