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lettere 295

— questo fu a tempo de l’astrologi: — «Desiderium peccatorum peribit; ed a dispetto loro il papa viverá etc.». Così l’anno passato disse ch’era ben per la cristianitá s’era morto [il| re di Francia, come si dicea: lo sa l’ambasciatore. Per deprimer il Bartoli, omo di gran spirito, procurò il provincialato al Candido, benché odiatissimo; ma per manco male, e lo ligò con mille astuzie. Lo sa il Firenzola. Se Vostra Beatitudine non lo abbassa in modo che non possa piú ascendere, li vostri nepoti si pentiranno. Non ho lena di copiare. Vostra Beatitudine s’informi da tutti e pensi che né anche i suoi non li son tanto fedeli quanto io servo vostro eterno, egreggio, leale.

Parigi, 9 aprile 1635.

Tomaso Campanella.

LXXXIII

A monsignor Niccolò Claudio Fahri di Peiresc

Si dispiace che la sua non sia stata recapitata, e dá notizia de’casi del giorno e delle persone loro conoscenti.


          Illustrissimo e reverendissimo
               signor padrone osservandissimo,

Dopo scritto l’ultima, nel sequente giorno mi giunse la gratissima di Vostra Signoria illustrissima e reverendissima, dove m’avvisa che. quando le scrisse il signor Deodato dell’opere del Cremonino, io non l’ho scritto forse per occupazion de favori che questi signori mi fanno. Vorrei che fosse persuasa ch’io piú stimo ed amo una virtú vera che tutti beni del mondo — i quali la necessitá naturale e non l’elezione razionale mi fa amabili — de’ quali pur da lei io con quella partecipo. In veritá li risposi subito il medesimo giorno; e perché ci era il signor Deodato e li communicai quel che mi scrivea, si pigliò il carico di risponder di quei duoi libri de’ quali egli avea piú notizia ch’io.