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bene, mentre io non fui ammesso, e qualche persona m’ha minacciato. Però non dico altro in questa. Desidero la sua presenza per etc. A Dio. Concordiamoci col voler divino, e crediamo che se le cose naturali tutte son fatte con arte e sapienza infinita, anche le morali e politiche, se ben a noi pare al rovescio; e siamo figli dell’obedienza. Quando s’affreddará il sangue, dirò a lei piú. A dio.

Roma, 25 settembre 1632.

Di V. S. eccellentissima
servitore ed amico
Tomaso Campanella.


Al signor Galileo Galilei,
     filosofo e matematico dell’Altezza di Toscana,
          padrone osservandissimo,
Firenze.

LXVIII

Al medesimo

Spiega la sua del 25 settembre scritta con molta concisione e prudenza, perché dubitava, e ancora dubita, che non la pigliassero con lui; pur nondimeno insiste nel suggerire il metodo di difesa e molto spera se il suo amico possa farsi udire dal papa e da’ cardinali.

Molto illustre signor mio osservandissimo,

Per dir il vero, quella sera che scrissi a Vostra Signoria eccellentissima, io stavo con gran paura, perché si fe’ la causa con molte sbravate contra i novi filosofi etc., e ci fui nominato io. Ed alcuni mi dissero ch’ho fatto mal ad informar un cardinale per aiuto suo — e non so se quello l’ha detto o li fu rinfacciato che io l’avessi soggerito. E ’l Mostro disse ad un amico, che m’ha fatto piacere a non mostrar l’Apologia mia stampata in Germania in difesa di Vostra Signoria. Ed è la veritá: che non la mostrò perché non la volessero vedere