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lettere 131


Or perché ogni sua parola mi deve esser precetto, avendomilo dato l’Omnipotente per novo redentore, mentre io com’Ella li dimandava morte per finir tante miserie, vengo a far l’officio che mi dice, ringraziando Vostra Signoria piú presto per obedienza che per necessitá — sapendo io certo ch’in mente picciola non può capir concetto tanto generoso e grande di favorir un meschino condannato dall’opinione popolare e di principi come il piú empio e malvagio che fosse mai stato nel mondo; e per natura gli uomini che s’accommodano a questi gridi, son d’animo volgare. Talché son securo che non cessará in Vostra Signoria quel pensiero nobile a dimostrarsi in tutte l’occasioni, sollecito di metter a fine l’impresa della mia salute; ché se ben io son indegno di tanto difensore. Vostra Signoria non è indegna di tanta misericordiosa ed ardua azione; e credo bene ch’ella consideri come ne’ magni articoli di tempi tutti gran filosofi e profeti ed apostoli e Giesu dio nostro ancora siano morti sotto questi titoli di eresia e ribellione.

Querela antica, dicon Platone e Senofonte nell’Apologia di Socrate, contra i sapienti chi tirano il mondo errante alla vera maniera di vita beata; e perché la dottrina loro vien d’animo degno di comandare, sono tenuti per usurpatori di quelli regni chi cercano migliorare. Ma sempre achitofellisti e macchiavellisti saranno chi interpretan ambizion di stato esser maestra delle dottrine e veritá sacre, perch’essi tutto drizzano a questo fine, e con gli occhiali loro mirando l’azioni altrui, al modo loro se le fanno apparire. Però si legge: «morte moriatur Ieremias quare prophetavit etc.»; ed «odi eum» di Michea, «quia non prophetat mihi bona»; e d’Amos: «rebellat Amos, o rex Ieroboam»; et d’altri: «benedixit Deo et regi»; e finalmente: «blasphemat etc.», «samaritanus est etc.», «contradicit Caesari etc.», «se regem facit». Cose simili a Socrate, a Seneca, a Lucano, ad Anassagora, a Pitagora son venute nella sapienza naturale.

Queste considerazioni avran fatto pensare Vostra Signoria ch’io forsi potessi esser simile a qualch’uno di questi, al che