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[St. 43-46] libro iii. canto viii 125

         Non domandati se lo imperatore
     Di tal novella zoia e festa prese;
     A tutti quanti sfavillava il core,
     Brama ciascun de uscire alle contese.
     Aperta fu la porta a gran furore,
     E salta fuori armato il bon Danese,
     E Guido de Borgogna è sieco in sella,
     Duodo de Antona e Ivone de Bordella.1

         Avanti a tutti è il figlio de Pipino,
     Chè non vol restar dentro il re gagliardo;
     Solo in Parigi rimase Turpino,
     Per aver della terra bon riguardo.
     Or torniamo al Danese paladino,
     Che sopra al ponte scontra Mandricardo,
     Qual, come io dissi su, poco davante,
     Là combatteva, e sieco era Agramante.

         Correndo viene Ogier con l’asta grossa,
     E gionse Mandricardo, che era a piede;
     Gettar se ’l crede de urto nella fossa,
     Ma quello è ben altro om che lui non crede.
     Fermosse il saracin con tanta possa,
     Che al scontro della lancia già non cede;
     Via passava Rondello a corso pieno,2
     Ma quel pagan gli dà di man nel freno.

         Ed Agramante, che era lì da lato,
     Se sforza scavalcarlo a sua possancia;
     Ma Carlo Mano, che ivi era arivato,
     Percosse il re Agramante con la lancia
     Trabuccandolo a terra riversato,
     E passolli il destrier sopra la pancia.
     Or qua la zuffa grossa se rinova,
     Chè ogniom se affronta e vol vincer la prova.

  1. P. Dudo.
  2. Mr. e P. passa.