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Mi sentii un colpo nel cuore. Perchè il babbo me ne parlava? Non capiva che soffrivo? Egli continuò:

— «Qualcuno che non vuol rimettere il piede nella nostra casa senza il permesso della signorina Conny: ma che ti prega, ti supplica, in nome di quello che hai di più caro, di dargli questo permesso: perchè egli vuole una spiegazione... di che? nè io nè sua madre siamo riusciti a saperlo. Dice che è un vostro segreto. Io mi fido di te, Conny... e di Carletto: per questo non ho insistito perchè tu parlassi.»

Io avevo messo il manicotto sulla bocca per soffocare i singhiozzi. — Dio mio! perchè mi diceva tutte quelle cose, lì nella strada, in mezzo alla gente? Non sentiva che mi trascinavo a fatica, e che il respiro mi si faceva sempre più pesante?

— «Conny: di’ la verità: vi amate: di questo non ne dubito: e vi siete bisticciati per qualche sciocchezza... e a quest’ora tu sei pentita, povera la mia bambina!... Dunque gli scrivo, eh? appena ritornati a casa, che la signora Conny permette al marchese Gian Carlo di venire a vederla. Che! piangi?»

Sì, piangevo: piangevo perchè avevo bisogno di sfogare tutto il dolore che mi aveva empito il cuore in quei giorni... ma quando finii di piangere, sollevai la testa, e sorrisi, perchè nel mio cuore non era rimasta che una gioia immensa che mi pareva un sogno!

Eravamo arrivati quasi a Porta Venezia.

— «Ma dove si va, babbo? Qui non ci son più