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che non deve dubitare di me, è lei!» Singhiozzai, e mi copersi il viso colle mani dando in uno scoppio di pianto.

Vi fu un lungo silenzio: poi la mano larga di Filippo passò e ripassò sulla mia testa: e finalmente mi disse con la voce tremante:

— «Guarda, figliola! non puoi credere che piacere è per me questo tuo scoppio di sdegno. Mi fidavo di te: sapevo che nessuno al mondo avrebbe potuto mutare quel tuo cuore così lealmente buono: ma avevo bisogno che tu me lo dicessi: e se t’ho offesa è stato per provocare questo sfogo più che per altro, Conny. Per te io metterei la mano sul fuoco: ma non vorrei che tu, per esser buona, dovessi soffrire, e far sacrifici. Vorrei vederti amata come lo meriti, da un uomo serio, buono, che conoscesse tutta la tua anima come la conosciamo tuo padre ed io... Tu, cara Conny, col tuo spirito d’osservazione e la tua superiorità, riesci sempre a scoprire tutte le debolezze delle persone che ti circondano: ma sei ancora troppo giovine, e il tuo cuore è troppo buono e la tua mente troppo serena, perchè tu possa nemmeno sospettare certe colpe e certe ipocrisie. Povera la mia donnina! tu mi guardi spaventata... Oh, ma verrà pur troppo il giorno in cui conoscerai che cos’è la società, e diventerai scettica anche tu.»

Si alzò. Io singhiozzai.

— «Le mie parole ti han fatto male, figliola»