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a concentrare la mia attenzione nella musica. Vedevo laggiù, quel viso pallido e severo della signorina De Lami, e poi fra mia cugina e il tenente s’era intavolata una di quelle conversazioni leggiere, maldicenti e pettegole che mi seccano tanto e mi metton sottosopra i nervi.

Mi par una viltà indegna di persone che pretendono di essere educate e oneste. Mia cugina è di quelle che giudicano in bene o in male, secondo quello che sente raccontare o riferire in società, fra un piccolo gruppo di conoscenti, e non pensa che quasi sempre il male che si dice è una calunnia o per lo meno un’esagerazione.

Io mi misi a discorrere col conte Rinaldi. Egli non è punto bello, è vero: è troppo alto è troppo angoloso. La sua lunga figura, quando appare nel vano di un uscio, mi par un ritratto antico nella sua cornice: e non so perchè quando l’ho vicino mi par di sentire quell’odore di carte vecchie e di muffa che c’è nella nostra biblioteca di campagna.

Io credo ch’egli viva fuori di questo mondo: in un mondo tutto ideale. È un originale, e forse, anzi, certo per questo, mi piace.

Parla poco e lento, ma la sua parola è però sempre gentile, convincente e utile, come la chiama ridendo l’Elisa.

È letterato e archeologo, e scrive qualche volta dei serii articoli sulla Nuova Antologia, che tutte le signore