Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 12, 1800.djvu/64

60 Lettere

le frasi e le immagini d'un colore medesimo anch'esse, e sonetti senza fine e canzoni senza modo ci venivano sempre davanti. Qualche sollievo aspettavasi dall'amabile varietà, quel condimento sì necessario agli stessi piaceri, de’ quadri di storia e di favola, o di battaglie, o di tempeste di mare, o di spettacoli sontuosi, del chiaroscuro in somma e del contrasto. Ma indarno. Tutta la galleria non offriva se non se quadretti e miniature di chiare fresche e dolci acque, di rapidi fiumi d’alpestre vena discesi, di verdi panni sanguigni oscuri e persi, di rose fresche e colte in paradiso, di colli, di poggi, di rive, erbe, ombre, antri, aure, e che so io, tutto a finissime tinte, tutto lucente e grazioso, ma tutto rassomigliante. Ci parve alla fine un corso di metafisica amorosa scritto in bellissimi versi, ed avvivato di belle immagini. Talor ci vennero sotto all’occhio sestine e ballate, che ci nojarono mortalmente, oscure aspre insipide; qualche canzone misteriosa tutta allegorica, tutta divina pei comentatori, ma niente per noi poetica. I sonetti medesimi cominciavano