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di Virgilio e Inglesi. 45

barbarie tentano qualche cosa. Dante non dee mirarsi nè come epico, nè come comico poeta. Non fece altro che descrivere un suo viaggio, e il capriccio non meno che le passioni furono, più che non io, sue vere guide e compagne in tal via. Quello non da regole, che ignote erano al tempo suo, non da presenti esempli illustrato, in tante allusioni, in tanti simboli, ch’ei solo intendea, e in così svariati luoghi ed obbietti il traviarono. Queste il condussero a parlare malignamente di tanti fatti e persone del tempo suo, delle quali non s’ha più contezza e a far pompa vana di tanta erudizione fuor di proposito, poichè in vero dottissimo ei fu, ma qual esser potea di que’ dì, sopra d’ogni altro. Il volerlo tutti imitare, il proporlo ai giovani, l’esaltarlo senza conoscerlo e senza intenderlo quest’è che noi condanniamo. Se a miglior tempi fosse vissuto sarebbe forse il maggior de’ poeti. A Dante null’altro mancò che buon gusto e discernimento nell’arte. Ma grande ebbe l’anima, e l’ebbe sublime, l’ingegno acuto e fecondo, la fantasia vivace, e pittoresca, onde gli cadono