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mi dette tanta curiosità, e la lettura tanto fastidio. Vi parrà leggere il Davila, o il Vertot della letteratura. Guerre civili e rivoluzioni empiono quella storia, che è quasi un campo di battaglia di tutta la nazione. Ed oh quai truppe e quante, e di quali abiti, e con quali armi vi passano la rassegna, e vi fanno le loro scorrerie, i loro attacchi! Il peggio è, che niuno vi resta morto giammai, e che anzi nel tomo seguente torna più ardirò e più temerario in campo dopo ferite credute mortali. Mi divertì qualche momento un marchese Sale Vicentino, che vi faceva figura in decidere casi di morale, e un cappuccino, il padre n. n. autor d’una rettorica, che vi brillava per le figure rettoriche. Povera Italia, se questi libri destinati a trattenere con dilettevole istruzione divengono anch’essi tanto noiosi, e spiacevoli! Per tutte le quali cose sapete voi qual è la mia conclusione? Ma non prendete l’armi, vi prego, come i parigini la presero contro Rousseau, quando lor disse quella gran bestemmia = Voi non