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Inglesi. 183

vedono il nostro teatro, ma non fanno tutti insieme un Addisson, un Congreve. Il ministro Hume dà speranza di qualche riuscimento. Un buon poema dei Sig. Dyer sopra le mandre delle pecore m’è piaciuto. Uno del Sig. Glinn sopra il giudizio finale ha ottenuto il premio dell’università di Cambridge. Eppur mi dicono, che sia buono. Ma la nostra vera opulenza, il nostro lusso è di giornali letterari d’ogni sorta, d’ogni mole, d’ogni gusto, d’ogni stagione. Contentatevi del catalogo, in cui pongo que’ che mi vengono a caso, e come mi vengono i lor titoli a mente. Il mondo di Adam fitz Adam; the herald, l’Araldo; the connoisseur, monitor moderno; il terler, o sia il ciarliere copie di Steele, e d’Addisson; il rambler, l’adventurer, il test, e il contest. Lascio il giornal britannico del dotrcr Maty; il couvent-garden-s di Fiedling ec. ec. ec. Alcuni d’essi sono morali, e istruiscono la nostra gioventù nel bel vivere, come nel bel sapere. Uno di loro, il mondo, vi fa conoscere la nostra gioventù, e il buon gusto della sua educazione, che si divide, dic’egli tra il