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cxcvi introduzione

dalle testimonianze dei tanti documenti. Lo stesso Bombarda accenna all’altro fratello, Giuseppe, «nella Fiandra, per le molte virtù che l’adornano, da quell’Altezza d’Austria in grande stima tenuto». E Giambattista, dedicando nel 1618 le Osservationi intorno alle rime del Bembo e del Casa a Marco Scitico Altemps, Arcivescovo e Principe di Salzburg, parlava dei «favori, ch’ella s’è degnata fare alla mia casa nella persona di mio fratello». Era un altro, o il fratello Giuseppe1?

Infine, dev’essere incorso in errore a un punto dell’opera dell’Ademollo, dove si parla di un Daniele Basile, come padre di Giambattista. Daniele era, invece, il cognome della madre2. Il Basile, nell’introduzione d’una delle sue odi, parla del P. Alfonso Daniele, «per vincolo di sangue all’autor congiunto3». E l’editore della seconda edizione del Cunto de li Cunti dedica al P. Daniele l’opera del Basile, «cugino di V. 0.»4.


D.

Lettere inedite del Basile.


A quella, riportata per esteso a suo luogo (v, p. XXXIX-XL), bisogna aggiungere le seguenti tre, che ho semplicemente citate (pp. XL, XLI, LII). Come ho già avvertito, sono tratte dall’Archivio di Mantova, e dirette le due prime al Duca Ferdinando Gonzaga, e la terza al Duca Vincenzo:



  1. Da una delle lettere napoletane del Basile, ch’è dedicata a lo settemo geneto de Messere, zoè fratemo carnale, lo chiù strillo parente, che stace a Cosenza, parrebbe che il Basile avesse un settimo fratello, che stava a Cosenza. Ma quelle lettere sono così enimmatiche ed oscure in tanti punti, ch’io non saprei che fondamento farci.
  2. Ademollo, o. c., p. 4, cfr. pp. 209-10.
  3. Ode, p. 203.
  4. G. A. Farina, 2 Gen. 1637, Nap., per Ottavio Beltrano, MDCXXXVII