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clxxxviii introduzione

mi capi, dei cunti del Basile in esso contenuti, con le novelle popolari pubblicate in altre raccolte italiane; e, in questo, ho adottato il criterio stabilito dall’illustre Pitrè1. Solo, ho aggiunto, di versioni straniere, i riscontri coi Contes del Perrault, e tutti quelli con le fiabe tedesche, ch’erano stati già ricacciati dai Grimm. Si noti anche che non ho voluto dare l’indicazione delle varie versioni di ciascuna fiaba, ma semplicemente indicare i libri, nei quali le notizie di queste varie versioni sono raccolte: salvo qualche piccola aggiunta, che ho fatta esplicitamente.


Conchiudendo: i lavori moderni sul Cunto de li Cunti consistevano nella bella traduzione tedesca del Liebrecht, e nell’acuto e arguto studio di Vittorio Imbriani. Dopo aver letto questi due lavori, a me parve che restassero da fare le seguenti cose: a) ristampare il testo genuino del Basile; b) annotarlo, spiegando le allusioni storiche e il non facile dialetto; c) rifare con nuove ricerche la vita del Basile, della quale pochissimo dissero gli antichi biografi, e poco raccolse l’Imbriani nel suo studio; d) mettere le opere napoletane del Basile in relazione colle altre opere scritte in quel tempo in dialetto napoletano, e ricercare la natura del fiorire della letteratura dialettale a principio del secolo XVII.

Circa allo studio letterario o estetico, era quella la parte meglio riuscita e più salda dello scritto dell’Im-



  1. Fiabe sic., I, p. XXXV.