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introduzione clxxxvii

tareda bambino, e chi ha una qualche pratica delle moltissime raccolte di fiabe, pubblicate in questi ultimi decennii in Italia e fuori, vede a primo tratto che vi si ritrovano sparsi tutti, o integralmente, o nei loro elementi. E, anche quando non se ne ripescassero i riscontri, nessuno potrebbe mai dubitare della loro indole e origine popolare. Il provarne, dunque, la popolarità coi riscontri sarebbe, a dir vero, una dimostrazione superflua.

Certo, oltre questa prova generica della popolarità, i riscontri dovrebbero menare a un altro risultato; allo studio, cioè, dei singoli gruppi fiabeschi, e, quello che importa anche più, della loro origine, mitologica o storica o antropologica, che sia. Ma questo studio non può farsi per incidente, a proposito del Cunto de li Cunti. Questo libro è uno dei documenti da consultarsi, uno dei tanti, quantunque uno dei più importanti. Lo studioso di novellistica interrogherà questa testimonianza, e le tante altre, e tirerà le conclusioni, che potrà, rispetto all’origine e alla diffusione delle novelline popolari: studio importantissimo, ma che oltrepassa il libro del Basile, e sarebbe strano il fare a proposito di esso.

Resta, dunque, una sola ragione a giustificare l’uso del notare, caso per caso, libro per libro, i riscontri delle novelle: l’agevolezza, che ne viene allo studioso, col mettergli sott’occhio buona parte della letteratura di ciascun tema, e coll’indicargli un buon numero delle relazioni, che deve tener presenti per le sue conclusioni.

Sotto questo rispetto, penso anch’io che, i riscontri non siano del tutto inutili; ed ho aggiunto perciò, in fine a ciascun volume, una Tavola di riscontri, fatta per som-