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clxxxvi introduzione

del Rocco è appena ai primi fascicoli1; e, inoltre, non è facile averne uno a propria disposizione, nè è comodo svolgerlo a ogni piè sospinto. Per tutte queste ragioni, ho voluto spiegare tutte le parole o forme napoletane, che un italiano colto non intenderebbe facilmente. E ho tenuto questo modo: di spiegare la parola o la forma napoletana, una sola volta, la prima che capiti, supponendo, come dovevo, che il lettore legga da principio, e impari man mano i significati dei vocaboli, che ignora. Tuttavia, per ricordo o per chi voglia leggere di per mezzo, ho riunito tutti i vocaboli spiegati, in fine del secondo volume, in forma di glossarietto. — Soggiungo che non mi è parso che questo fosse il luogo di entrare in discussioni etimologiche o morfologiche, restringendomi, nelle note, al puro accertamento del significato.


Tra le illustrazioni, che richiedeva il Cunto de li Cunti, molti penseranno che la principale dovesse essere l’indicare i riscontri delle novelle, in esso contenute. Ora, su questo punto, io ho ragionato così. I cinquanta cunti del libro sono tutti, o quasi tutti, di genere fiabesco, e la fonte dalla quale sono tratti è una sola: la tradizione popolare. E, presso la tradizione popolare si ritrovano ancora vivi; e quasi tutti io ricordo d’averli sentiti raccon-



  1. Ottimo anche è quello dell’Andreoli, ma è vocabolario dell’uso vivente, non storico, e serve più per un napoletano, che voglia scrivere bene l’italiano, anzichè per un lettore, che voglia intendere un testo napoletano antico.