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introduzione clxxxv

plicare regolarmente un sistema, che a me sembra erroneo e di malsicura applicazione. Ho creduto bene, dunque, sopprimere tutti gli apostrofi, che dovrebbero indicare troncamenti del genere anzidetto. Quindi, non ’ncoppa, ma ncoppa; non ’nc’era, ma nc’era1.

Finalmente, ho rifatto tutta la punteggiatura, che nelle edizioni antiche del Cunto de li Cunti era, come s’è già detto, orribile. E non solo l’ho rifatta nell’interno del periodo, ma ho anche, spessissimo, messo punti fermi, dividendo i periodi, dove l’edizioni antiche avevano, semplicemente, punti e virgole, o, anche, virgole.


Passiamo alle note. Di note, io ne ho messe di due generi: storiche e filologiche. Le prime servono a spiegare le allusioni a cose e costumi popolari, o napoletani, di quel tempo, che son molte, e formano una delle difficoltà dell’intelligenza di quel testo. Le altre sono dirette a diradare le molte oscurità linguistiche di un’opera scritta in dialetto, e, specialmente, in un dialetto come questo del Basile, dov’è continua la ricerca di parole strane e l’intenzione di sfoggiare la ricchezza della terminologia dialettale, e ch’è, di più, abbastanza antico e svecchiato. Anche un napoletano, che conosca bene il parlare del volgo napoletano, moltissime volte non intende il Cunto de li Cunti. D’altra parte, di buoni vocabolarii napoletani finora non ce ne sono, perchè quello, eccellente,



  1. Ecco un caso, per esempio, nel quale l’apostrofo innanzi a nc’era, è erroneo, o, almeno, molto dubbio.

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