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introduzione clvii

zione eccellente, a giudizio del Liebrecht, che però non contiene se non trentuna fiabe, perchè le altre 19 furono tralasciate come non adatte ai fanciulli, ai quali il libro principalmente si dirige1.

Lo stesso Liebrecht, nel 1851, pubblicando una traduzione tedesca dell’opera già citata del Dunlop, e annotandola largamente, ne prendeva occasione per aggiungere, nelle note, una serie di osservazioni e correzionia varii punti della sua traduzione del Cunto de li Cunti2.

E, in Italia, chi ravvivò la fama del Basile presso noi, guardandolo sotto il nuovo aspetto, fu Vittorio Imbriani, il quale fu anche dei primi che iniziasse presso di noi gli studii di letteratura popolare. Nel 1875, nel Giornale napoletano di filosofia e lettere, l’Imbriani pubblicava lo studio col titolo: Il Gran Basile. Ma l’Imbriani, veramente, studiò nel Basile piuttosto l’artista che il folklorista, o, com’egli avrebbe voluto che si dicesse, il demopsicologo.

La traduzione bolognese si è seguitata a ristampare ai nostri tempi, ed una ristampa ha avuto anche l’orrida traduzione italiana3; e, recentemente, se n’è fatta una nuova scelta e traduzione, o meglio, riduzione, per fanciulli, di solo diciotto fiabe, tratte dalle due prime giornate, per cura di Giustino Ferri4.



  1. Dunlop-Liebrecht, o. c., p. 515.
  2. 0. c., pp. 515-518.
  3. V. s. p. cxlii-iv.
  4. Gian Alesio Abbattutis (Giambattista Basile), Fate benefiche, racconti per i bambini, libera versione di G. L. Ferri, con illustrazioni di E. Mazzanti, Firenze, Paggi, 1889. — di pp. 178.