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introduzione cliii


Ma nel 1846 Felice Liebrecht, testè defunto, nome caro ai cultori di questi studii, seguendo lo stimolo, che era venuto agli studiosi dalle parole dei Grimm, presentava al pubblico una traduzione tedesca completa del Cunto de li Cunti. Uscì, in due volumi, a Breslan, con questo titolo: Der Pentamerone, oder das Märchen aller Märchen von Giambattista Basile, aus dem Neapolitanischen übertragen von Felix Liebrecht, mit einer Vorrede von Jacob Grimm1.

Il Grimm coglieva l’occasione di quella prefazione, per metter sempre in maggior luce l’importanza artistica e filologica del Cunto de li Cunti. E, accennando all’opera del traduttore, diceva: «Tradurre in tedesco il Pentamerone, che esprime tutta la singolarità del dialetto napoletano tanto diverso dal comune italiano, non è cosa facile. Se è già una faccenda seria il solo intender bene tutte quelle immagini, comparazioni, giuochetti di parole,



    Zeit und Kunst, I. Grimm tradusse Lo Serpe (II, 5). O. L. B. Wolff, nella Keightley s Mythologie der Feen und Elfen (Weimar, 1828) tradusse Cagliuso (II, 4), Lo Dragone (IV, 5), La facce de crapa (I, 8). Nel libro del von der Hagen, Erzählungen und Märchen (Prenzlau, 1825) si trovano tradotti Cagliuso, Li tre Ri Anemale (IV, 3), e Peruonto (I, 3). Un buon numero, ma piuttosto esposte che tradotte, nell’opera Märchensaal, Marchen alter Völker für Jung und All, gesammelt ubersetzt und hgg. von II. Kletke (Berl., 1845). Tolgo queste notizie dall’opera del Liebrecht, II, 326-7.

  1. Breslau, in Verlage bei Josef Max und Komp., 1846, 2 voll.; il primo di pp. XXVIII-412, e il secondo di pp. 340.

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