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V.


Il Cunto de li Cunti e la novellistica comparata.


È stata fatta tante volte la storia del sorgere e del progredire degli studii di novellistica popolare, che, davvero, non è il caso di rifarla. È, ormai, cosa notissima, come dalle raccolte di fiabe, fatte in varii tempi e in varii luoghi, per iscopo artistico o educativo1, si passasse, nel 1812, alla prima raccolta scientifica coi Kinder und Hausmärchen dei fratelli Grimm. E, da quel tempo in poi, studiosi di tutti i paesi, — ed è forse difficile trovare in altro campo di studii tanta fratellanza! — , hanno messo in luce e studiato un immenso materiale, raccolto dal popolo, e si sono adoprati a trarne conclusioni generali per gli studii di psicologia, di storia, di etnologia, di filologia2.

Ora, nell’opera fondamentale dei fratelli Grimm, nel terzo volume, pubblicato la prima volta il 1822, facendosi una specie di rassegna di tutta la letteratura delle fiabe, il primo luogo, per importanza, era assegnato al



  1. Da scrittori italiani, portoghesi, francesi, tedeschi: lo Straparola, il Basile, il Troncoso, il Perrault, la D’Aulnoy, il Musäus, il Günther, il Vulpius, ecc.
  2. Eccellenti esposizioni della storia degli studii di novellistica popolare sono, — per dir di libri italiani — , in Pitrè, Fiabe, novelle e racconti popol. sicil., I, pp. XLIII-LVI; e Novelle popol. toscane, Fir., 1885, introd.