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cxxxviii introduzione

Un solo però, tra gli scrittori, imitò propriamente il genere dell’opera del Basile; e, dopo lui, si mise a narrare dei cunti. E fu questi il suo editore del 1674, Pompeo Sarnelli, che, dieci anni dopo, pubblicava un volumetto, intitolato: La Posilecheata de Masillo Reppone de Guanopoli.1

«Se be millanta valenthuommene hanno scritto, dapò lo Cortese, vierze napoletane, nesciuno, dopo Giannalesio Abbattuto, ha scritto cunte!», egli dice. E si mise lui all’opera, e mandò innanzi il libriccino, coll’intenzione, se piacevano, di farne no libro gruosso. La cornice della Posilecheata è, come dal titolo, una scampagnata a Posilipo. Masillo Reppone, invitato dal suo amico Petruccio, va a passare con lui una giornata, in una villa di Posi-



    Cortese e Basile, sono essi in cotanta riputazione giunti, che a taluno sembra temerità dare un passo fuori le di loro pedate in iscegliere il soggetto delli componimenti e servirsi della lingua; perchè stimano errore l’allontanarsi dalle persone, azzioni, e parole plebee, nè approvano cosa, che in quelli non sia; quasi che tutta la lingua fosse nei di loro libri, che sono due, pur troppo piccoli rispetto alla vastità di quella, e non veggono o veder non vogliono che una menoma parte delle voci e delle maniere non contengono del parlare di quella.....» (ms. c., p. 12)

  1. Ded. ad Ignazio de Vives. — In Napoli presso Giuseppe Roselli, 1684, a spese di Antonio Bulifon. — Ristampò quest’edizione Vittorio Imbriani (Nap., Morano, 1885), corredandola di larghissime illustrazioni. Fatica da lui fatta tra le fiere sofferenze della sua ultima malattia; ed è forse appunto per questo che vi si trovano esagerate alcune bizzarrie del suo ingegno. Tuttavia, l’edizione è importante, il testo correttissimo; e, nelle illustrazioni, è raccolto molto prezioso materiale folk-loristico.