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— Fa proprio pietà ai sassi, povero sor padrone! Domani deve pagare una bestia, e il mediatore ha detto che se non ha i denari sequestra il latte e il formaggio, cosa che, oltre il dispiacere, è una malora in questa stagione. Se ci fosse il fieno alto, pazienza, ma la Merica seguita a mandar giù roba, che oggi come oggi, vale di più, con poco rispetto parlando, quel che si mette sul prato, che non quel che si raccoglie. Povero padrone! con quel cuore che darebbe via anche la camicia, è proprio tribolato.

Naldo vestito di pochi panni mal lavati, col peggior paia delle sue scarpe sui piedi, andava ripetendo colla nenia imparata:

— Fallo per il nostro povero papà, Ara.

Arabella con una piccola scossa di donna irritata lo fece tacere; ma pentita del suo mal garbo, se lo strinse subito al cuore, lo baciò sulla fronte, gli accomodò il colletto e la cravatta, mentre contemplava nei lineamenti delicati e signorili del povero ragazzo una sembianza, che si allontanava sempre più dalla sua memoria, quasi ottenebrata da una nebbia di nuovi dolori.

— Darò quel che potrò — disse, alzandosi, e passò nella camera da letto. Essa non aveva denari, perchè suo suocero amava tener lui i conti della casa; ma pensò che avrebbe potuto disporre liberamente, senza rimorso, di una bella fornitura di corallo, unico avanzo salvato e ricuperato dallo zio Demetrio dal naufragio di casa Pianelli. Questo astuccio era la sola ricchezza che aveva ereditata da suo padre, la sola dote che aveva portato andando sposa.

Di questo piccolo tesoro che per la sua antichità