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Libro Duodecimo. 323

pacienza. Quindi senza dar tempo all’inimico, fatta scielta de soldati, formò un forbito Esercito, & con spavento di tutto il Regno s’avanzò nell’Ongaria, gionto il grido, e la tumultuosa fama frà le nemiche squadre, che Ferdinando di già s’avicinava, il Vaivoda fece dar segno, e fuori condusse à vista dell’Austriaci le sue genti, e doppò che gli hebbe presentata la giornata, gli provocava con stridi, & onte: eglino accesi d’ira, e sdegno invasero il primo squadrone, si combateva d’ambi le parti, non con minor odio, che valore.

[Il Vaivoda vinto in battaglia.] Rinovato dalli Austriaci l’impetuoso assalto, restarono non poco gli Ongari commossi, & furono sforzati, col ritirarsi, dal luogo alla furia, gli ordini de soldati dalla fuga confusi, e sbandati, venivano la più parte dal fuoco sacrificati: Il Vaioda scompigliato, e perso l’Esercito, si salvò con lo scampo.

Ferdinando per si eggregia vittoria s’acquistò posto, e luogo: Per questa perdita non si smarì punto il Vaivoda, ma desiderando risarcire il passato danno, rimesso l’Esercito di nuovo dava occasione di batagliare.

Ma havendo gli Austriaci fatto nuovo impeto, à pena comminciarono la Zuffa, che nel primo assalto ruppero, e fugarono la seconda volta l’Esercito nemico, e quello ancor non credendosi vinto, volse la terza volta tentar la fortuna, & havendo ardire precipitoso d’assalire di nuovo l’inimico, gli riuscì conforme la prima, & seconda volta, perche fù rotto, e messo in fuga.

[L'Esercito del Vaivoda ben quattro volte rovinato.] Finalmente con animo ostinatissimo ritornò la quarta fiata in bataglia, ma veramente con vana pazzia, parendo più tosto un temerario tentativo, che una battaglia, si che l’Austriaco in quattro conflitti combattè sempre con fortuna prospera. La dove fù chiaro, haver per l’atterrate forze, il Regno dato luogo, ma per il valore del suggetto, ben si può dire che da quali si voglia aversa sorte non puote esser vinto.

Dunque il Vaivoda scacciati gli di lui presidij dalle Città, scorgendo esser ogni cosa caduta in mano del nemico, essergli mancati gli aiuti del Soldano ne quali speranzato haveva incominciata la guerra, persi miseramente gli Eserciti, ricevute si considerabili rovine, non restargli altra speranza di sostenere la potenza nemica, fù costretto con gli suoi ritirarsi nelle parti di Sarmatia in Polonia: fugato, e scacciato il Vaivoda, & liberato il Regno dalla di lui tiranide, Ferdinando con gran pompa, entrò nella Città Reale d’Alba, ove prima unto, ricevuta la Corona di S. Stefa-