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     Irrequíeta Diva,
Che nelle gioje altrui t’angi, e rattristi,
Tu dall’inferna riva
L’aure a infestar del lieto albergo uscisti:
La giovinetta intanto
Gli avidi orecchi a tue menzogne apriva;
Nè vide più nell’amator celato,
Che spoglie anguine ed omicida artiglio,
Finchè il terror poteo nel cor turbato
Strano eccitar d’atrocità consiglio.
E già un placido sonno
Gli occhi d’Amor chiudea,
Quando alle quete coltri
Perversa il piè volgea.
Apparía nella manca
La lucerna vietata;
Era l’infida e mal secura destra
D’ingiusto ferro armata.
     Primi s’offriro ai desíosi sguardi
Sovra l’estrema sponda,
Amor, gli aurei tuoi dardi: