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sopra la rima 391

la Venere di Prassitele; che, per averlo voluto vestire di rime, fu contraffatto dal celebre Addisono, quasi egli avesse messo una gonnella inglese sulla greca nudità dell’originale:

Anchises Paris, and Adonis too
Have seen me naked, and expos’d to view
All these I frankly own without denying:
But where was this Praxiteles been prying?1

E più ancora egli ha contraffatto nella traduzione quei quattro spiritosissimi versi di Ovidio;

Mars videt hanc, visamque cupit, potiturque cupitâ,
     Et sua divina furta fefellit ope.
Somnus abit: jacet illa gravis, jam scilicet intra
     Viscera romanæ conditor urbis erat.
The god of war beheld the Virgin lye
The God beheld with a lover’s eye,
And by so tempting an occasion press’d
The beauteous Maid, whom he beheld, possess’d:
Conceiving, as she slept, her fruitful womb
Swell’d with the founder of immortal Rome:

i quali versi di Ovidio furono in parte imitati dal Poliziano co’ que’ suoi:

Quasi in un tratto vista, amata, tolta
Dal fiero Pluto Proserpina pure.

Veggasi in quanta moneta, a parlar così, venga scambiato nella tanto celebre versione del Pope quel luogo di Omero espresso da Virgilio coll’

Annuit, et totum nutu tremefecit olympum,

da Ovidio col qui nutu concutit orbem, e da

  1. Addison, Viaggio d’Italia, Florence.