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EPOCA PRIMA. CAP. V. 37


le parole della mia addoloratissima madre, che [1758] diceva singhiozzando: Mi è tolto l’uno da Dio, e per sempre: e quest’altro, chi sa per quanto! Ella non aveva allora dal suo terzo marito se non se una femmina; due maschi poi le nacquero successivamente, mentre io stava in Accademia a Torino. Quel suo dolore mi penetrò, altamente: ma pure la brama di veder cose nuove, l’idea di dover tra pochi giorni viaggiar per le poste, io che usciva di fresco dall’aver fatto il primo mio viaggio in una villa distante quindici miglia da Asti,tirato da due placidissimi manzi; e cento altre simili ideuzze infantili che la fantasia lusinghiera mi andava appresentando alla mente, mi alleggerivano in gran parte il dolore del morto fratello, e dell’afflittissima madre. Ma pure, quando si venne all’atto del dover partire, io mi ebbi quasi a svenire, e mi addolorò di dover abbandonare il maestro Don Ivaldi forse ancor più che lo staccarmi dalla madre.

Incalessato poi quasi per forza dal mio Fattore, che era un vecchio destinato per accompagnarmi a Torino in casa dello Zio dove veva andare da prima, partii finalmente scoro anche dal servitore destinatomi fisso, che 1 un certo Andrea, Alessandrino, giovine

Alfieri, Tua VoI.I.