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66 vittorio alfieri


LXXXIV (1783).

Tutto vestito in negre nubi il Cielo
Vedea, per quanto io rimirassi intorno;
E innanzi sera m’involava il giorno
Quel dispiacevol tenebroso velo.

Fera una pioggia raggruppata in gelo,
E un rauco tuon, qual di tartareo corno,
M’eran da tergo sprone; onde ritorno
Io fea più ratto che scagliato telo.

Ma già si annotta; e al buon destrier mio snello
Io tutta affido del cammin la cura,
Gli occhi alzando a spettacolo novello:

Ecco una stella, in suo splendor secura,
Che addietro spinge ogni atro nuvol fello;
E di tempesta al turbin rio mi fura.

LXXXV (1783).

Nobil città, che delle Liguri onde
Siedi a specchio, in sembiante altera tanto;
E, torreggiando al ciel da curve sponde,
Fai scorno a’ monti onde hai da tergo ammanto;

A tue moli superbe, a cui seconde
Null’altre Italia d’innalzare ha il vanto,
Dei cittadini tuoi che non risponde
L’aspetto, il cor, l’alma, o l’ingegno alquanto?

L’oro sudato, che adunasti e aduni,
Puoi seppellir con minor costo in grotte,
Ove ascondan se stessi, e i lor digiuni.

Tue ricchezze non spese, eppur corrotte,
Fan d’ignoranza un denso velo agli uni;
Superstizion tien gli altri; a tutti è notte.