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94 vittorio alfieri


CXXXII (1784).

L’Arno già, l’Appennino, e il Po mi lasso
Dietro le spalle; e l’Alpi negre a fronte
Già mi mostran l’angusto ed erto passo,
Per cui convien che al Tirolese io monte.

L’amoroso pensiero agili e pronte
L’ali ha così, ch’oltre quei massi al basso,
Là dove il Reno è assai già lungi al fonte,
Io fortemente immaginando passo,

E del gran fiume in su la manca riva
Trovo, tra vespro e sera, entro un bel bosco,
Sola e pensosa una terrena Diva.

Già, per le folte piante, è l’aer fosco;
Non visto, odo che dice: or non arriva
Gente ancor qui dal bel paese Tosco?

CXXXIII.

Quattrocent’anni, e più, rivolto ha il cielo,
Da che il Tosco secondo, in carmi d’oro
Si dolse aver canuto Italia il pelo,
E morta essere ad ogni alto lavoro.

Che direbbe or, s’ei del corporeo velo
Ripreso il carco, all’immortal suo alloro
Star sì presso mirasse il crudo gelo
D’ignoranza, che fa di sè tesoro?

E se sapesse, ch’ei non è più inteso;
E, men che altrove, in suo fiorito nido,
Ch’ora è di spini e di gran lezzo offeso?

E s’ei provasse il secol nostro infido?
E s’ei sentisse or dei re nostri il peso?
E s’ei vedesse chi di fama ha grido?