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sitarli da ogni lato, come gli occorreva di fare, parte a prendere le misure, parte a scolpir le pietre sul luogo, come ho già detto ch’egli soleva adoperare, per rappresentare appunto di tali irte creste gli aspetti e le figure esattamente? Eppure il grand’uomo non fu vinto da così gravi ostacoli. L’indefesso suo coraggio, la sua costanza filosofica gli suggerirono il meraviglioso ed unico spediente di condurre a sè dinanzi delle capre, le sole bestie abili ad arrampicarsi, dove egli inerpicando saliva, e ad accattare aggrappandosi alle rupi coperte di muschio qualche cibo, per fornirne col loro latte al condottiero tanto da vivere. In questa guisa, diceva il sig. Pfiffer essergli riuscito di passarsela in cima ai monti, con trascorrere di balza in balza, li dieci e i quindici giorni senza scendere mai, vivendo del semplice latte di capra.»

Davvero ammirevole è questo Pfiffer, e l’ipotiposi che ne fa il Volta è degna della nobiltà e della perseveranza dell’opera di quell’uomo. Al quale va certamente dedicata una bella pagina nella storia dell’alpinismo, nonchè della plastica topografica, e le lodi a lui rivolte in tanta copia dal Volta meriterebbero d’essere riprodotte nella pagina stessa, poichè non sempre gli uomini laboriosi e benemeriti hanno la fortuna di ricevere l’entusiastico applauso di scienziati così grandi come il fisico di Como. I racconti delle avventure del Pfiffer fecero molta impressione sull’anima veramente alpinistica del Volta, ond’è che, come prosegue lui stesso a narrare, «presi d’alta meraviglia, trasportati corremmo ad abbracciare l’uomo incomparabile, che ci raccontava di sè tai cose, come se nulla fossero; intanto che, additandoci con una verga sopra il suo gran modello in rilievo questo e quel monte, questa e quella valle, e facendo a tutti il nome, iva dottamente ragionando ed istruendoci a dovizia delle rispettive loro posizioni, altezze, qualità; delle scoperte da lui fatte in questo e in quel luogo; di fenomeni singolari osservati e di cento altre belle cose.»

In modo speciale il Pfiffer parlò al Volta del celebre monte Pilato, che sorge presso Lucerna e che, visitato oggigiorno dai turisti e dai curiosi di tutto il mondo — che trovano facile e comoda l’ascensione in ferrovia — si meritò, prima ancora dell’epoca in cui il Volta visitava la Svizzera, due scritti speciali che vanno considerati tra i più pregevoli incunabuli della letteratura alpinistica.

Il primo devesi alla penna dell’insigne naturalista Corrado Gessner, che nel 1555 salì il Pilato e narrò poi la sua ascen-