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gato ed inesplorabile, essendo d’impedimento il profondo limo, che si scommosse al nabissarsi dell’isola.

Ecco già tu hai in breve, o Socrate, le cose che disse il vecchio Crizia, secondo il racconto di Solone. Quando discorrevi jeri della repubblica e del suoi cittadini, mi meravigliai sovvenendomi di questa stessa istoria, notando che per un divino abbattimento tu eri quasi d’accordo con Solone in massima parte. Non volli parlare li per lì su due piedi, perchè erano cose per me vecchie, e non mi si ricordavano bene; e pensai, ch’era bisogno di ruminarle un po tra me stesso, pria di discorrerne. Ma subito accettai gl’incarichi che ci desti, considerando io che la maggiore difficoltà in tali cose, per noi noi non c’era, voglio dire la difficoltà di presentare un soggetto che soddisfi. E immantinenti usciti jeri di qua come ti disse Ermocrate, cominciai a dir loro qualche cosa di questa istoria così come mi veniva alla mente; e dopo lasciatili, pensandoci la notte, la ripigliai quasi filo per filo: tu sai il proverbio, che ciò che s’apprende nella puerizia si ricorda d’un modo meraviglioso. In fatti, dubito se mi potessi rammentare un’altra volta, le cose ch’io sentii jeri, e queste ch’io sentii da sì lungo tempo, farei le,maggiori meraviglie del mondo se me ne sfuggisse un motto. Pigliavo grandissimo, piacere di sentirle, proprio da fanciullo, e quel dabben vecchio me le insegnava con tutto il cuor suo, e mi faceva contento a tutte le dimande; in modo che da ultimo mi rimasero nella mente, come dipinture a fuoco, che non s’isvivano mai più. Questa stessa istoria io