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no a servire che a sorreggere lo sgabello di sette ministri? Il ministero Perier, Sire, ha stretto un patto coll’infamia, non coll’eternità. Ma la nazion francese non ha segnato quel patto; la nazione francese ha suggellata col proprio sangue l’alleanza de’ popoli. Iddio creò in sei giorni l’universo fisico; la Francia in tre ha creato l’universo morale. Come Dio, essa s’è riposata e riposa, perchè l’immensa azione esaurisce per un tempo le forze; ma credete voi che il leone sia spento perchè non n’udite il ruggito? Attendete un mese, e l’udrete; attendete un anno, e le associazioni che or passano inosservate avranno generata la grande federazion nazionale; le società popolari che or procedono mute, formeranno la montagna del secolo decimo nono; la Francia avrà avuto il suo 10 agosto. La rivoluzione francese, Sire, non è che incominciata. Dal terrore, e da Napoleone in fuori, la rivoluzione del 1830 è destinata a riprodurre, su basi più larghe, tutti i periodi di quella del 1789.

Sire! a voler vivere d’una vita potente e sicura, voi dovete edificare, anzichè sul presente, sull’avvenire, e l’avvenire è prima d’ogni altra cosa la guerra. Or sapete voi, che cos’è per la Francia la guerra? È guerra di propagazione, guerra altamente rivoluzionaria, guerra europea, lunga, feroce; guerra de’ due principj che da secoli si contendono l’universo; non v’è guerra possibile per la Francia ove non sia nazionale, ove non s’appoggi alle passioni delle moltitudini, ove non s’alimenti d’uno slancio comunicato a trentadue milioni che la compongono. Non v’è slancio possibile per la Francia se non si rinnovellano gli uomini, i sistemi e le cose, se non si commove la gioventù colla gloria; e il popolo con una vasta idea d’incremento e d’utile gigantesco. Ma la gloria de’ giovani sta nel grido che i loro padri bandirono al mondo: guerra ai re! libertà e pace ai popoli! E l’incremento che può sommovere la nazione è riposto nella fratellanza colle nazioni confinanti, nell’unità d’interessi collocata su basi perpetue, nel predominio politico consecrato dalla vittoria e dalla riconoscenza de’ beneficii prestati. Quindi la necessità di chiamare il popolo e la gioventù ad una parte più attiva nella somma delle cose, quindi inevitabilmente un ritorno, se non alle forme, almeno allo spirito repubblicano. E quando spinti dall’impulso di diffusione inerente allo spirito repubblicano, costretti dal prepotente interesse di guerra, gli eserciti francesi varcheranno l’Alpi ed il Reno; quando lo stendardo tricolore s’affaccerà alle vostre contrade promettendo rapida e intera quella libertà che voi avrete lasciato intravvedere soltanto da lungi, che farete voi, Sire? Darete voi allora come dono regale ciò che i popoli insorti potranno ritorvi coll’armi? O condurrete gli schiavi a combatter co’ popoli, colla Francia, e col secolo? Sire! guardate al 1798: ― e la libertà era allora in Italia opinione d’individui; ora è passione di moltitudini; la libertà sorgeva nuova a tutti, incognita a molti, sospetta a quanti nati, educati sotto condizioni contrarie, abborrivano da un mutamento, a cui non potevano, nè sapevano partecipare: ora è sospiro di mezzo secolo, idea familiare, cresciuta, radicata negli animi per studj, per educazione paterna, e memorie dei primi anni, pensiero rinfiammato dalla vendetta, santificato dal martirio di mille forti, dal gemito di mille madri.

Riassumete, Sire! voi siete a tale, che il sistema del terrore vi uccide, dichiarandovi infame, ed il sistema delle concessioni v’uccide, svelandovi debole; siete a tale, che non potete durare esecrato, nè cader grande.