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X

PER FLAMINIA CECCHINI

comica

scampata all’incendio del Vesuvio e recatasi presso Luigi XIII

     Nel piú bel lido de’ campani lochi
favoleggiava io giá da palco altiero
come Fortuna, che del mondo ha impero,
le sue felicitá consacri a pochi.
     Ecco, ella, che cangiar fa nostri giuochi
in vivo pianto e nostre fole in vero,
fe’ improviso tremar Vesuvio fiero
e gittar dalla cima immensi fuochi.
     Tal ch’a me, lassa, in un momento fue
ogn’aver tolto ed ogni bene assorto
dall’empia arsura e dalle fiamme sue.
     Vendica or tu della mia sorte il torto,
buon re di Gallia, e sien le braccia tue
de’ miei duri bisogni il dolce porto.

XI

IL RITRATTO

Al cavalier Giuseppe d’Arpino

     Ben si somiglia in parte,
Arpin, la tua pittura
a costei; ma può l’arte
mal giunger la natura.
Sempre resta minor l’ombra che ’l vero,
e sempre cede l’opera al pensiero.
     Molto sai, ma non puoi
tutto ’l bello di lei
veder cogli occhi tuoi,
perch’acceso non sei.
Sol io, perch’amo, integra la guardo
e l’ho tutta negli occhi e nello sguardo.