Ode XXXI

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Anacreonte - Odi (Antichità)
Traduzione dal greco di Francesco Saverio de' Rogati (1824)
Ode XXXI
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SOPRA SE STESSO.


ODE XXXI.


Per gli Dei le mie preci seconda,
     Voglio bere, deh colma i bicchieri,
     Voglio fin che la mente confonda,
     4Ribevendo di Bacco l’umor.
Quando trasser con mani funeste
     Alle madri lo spirto dal seno
     Alcmeone ed il candido Oreste,
     8Furiosi divennero allor.

Io non sono omicida inumano,
     Innocente ho la destra ed il core:
     Sol talora son ebro ed insano,
     12Perchè bevo il purpureo liquor.
La faretra di strali ripiena,
     E scuotendo il grand’arco d’Ifito,
     Forsennato il figliuolo d’Alcmena
     16Già destando spavento e terror.

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Già d’Ettorre l’acciaro temuto,
     E il settemplice scudo rotando,
     Anche Ajace fu un giorno veduto
     20Agitato da ignoto furor.
Io non già cogli strali e col brando,
     Ma col crin coronato di rose,
     Col bicchiero, alle cure do bando,
     24Ed insano divento talor.