Notizie storiche della Valsassina (1889)/Libro 1

Libro Primo — Dai più remoti tempi fino all'anno 1147 dell'èra volgare

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Libro Primo — Dai più remoti tempi fino all'anno 1147 dell'èra volgare
Cenni Topografici Libro 2
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LIBRO PRIMO.

DAI PIÙ REMOTI TEMPI FINO ALL’ANNO 1147
DELL’ÈRA VOLGARE


CAPITOLO PRIMO.

Primi abitatori della Valsassina detti Orobii — Origine d’Introbbio — Ove sorgesse Liciniforo — Descrizione del territorio di Lecco — Stato fisico delle valli di Pioverna e di Varrone ai tempi orobici — Descrizione e stato fisico delle valli Averara e Taleggio — Venuta dei Celti, e traccie della loro dimora — Etimologia del nome Valsassina — Venuta degli Etruschi, e traccie della loro dimora.

Dopo il grande cataclismo che fece sconvolgere l’antico continente, prima che la pianura fosse sgombra dalle acque, erano le montagne abitate da popoli pastori, i quali moltiplicandosi, e non bastando loro i ristretti confini del territorio nativo e le scarse rendite dell’ingrato suolo, scesero a popolar la pianura di mano in mano che i flotti marini andavan ritirandosi, e la terra si asciugava e purgavasi dall’aere mefitico e malsano. E tanto nel novello soggiorno si moltiplicò l’umana razza [p. 8 modifica]per nuove colonie che continuamente calavano dalle valli, che fondò grossi borghi e città popolosissime1.

Pare certo che i popoli, i quali in tale stato di cose e in tali tempi abitassero le valli Sassina, Averara e Taleggio, non che i distretti di Bellano e Lecco fossero gli Orobii, poichè Plinio, dietro l’autorità di Catone il Censore, dice che Como, Bergamo, Liciniforo, Barra ed i luoghi all’intorno, erano di stirpe orobica2. Ma chi fossero questi Orobii, d’onde traessero origine3, quali veramente fossero i confini del territorio da essi occupato, tutto ciò è oscuro e tenebroso, nè le fatiche degli eruditi valsero finora a rischiararlo. Questo è certo però che gli Orobii furono anteriori agli Etruschi, i quali si credon fra i primi ad abitar l’Italia, e che questi dintorni eran possedimenti orobici4.

Gli storici vanno poi tutti d’accordo nel dire che la memoria degli Orobii è rimasta non solo nella tradizione orale, ma nel nome eziandio di alcuni luoghi posti nei territorî indicati da Plinio; e sono la collina Orobii presso il monte Orsa, Oribbio nella valle Capriasca, Valmarobbia presso Bellinzona, Robbiano, Robiate e monte Orobio in Brianza, e finalmente Introbio o Introbbio, posto quasi nel mezzo della Valsassina, il qual nome altro non sembra che risuoni se non inter Orobios, cioè paese collocato fra gli Orobii5.

Si è fra gli archeologi lungamente conteso intorno alle situazioni, ove sorgevano le due città orobiche di Liciniforo e Barra rammentate da Plinio. Riguardo a Barra, ora però gli eruditi si accordano nel dire che giacesse sul monte Barro; ma non si accordano egualmente intorno a Liciniforo. Pretendono alcuni che fosse ad Angera6, altri a [p. 9 modifica]Barlassina7, ad Incino8, alle falde del monte Legnone9, a Castello10; ma io sono di parere col Redaelli, che questa città fosse l’odierno Lecco, il quale anticamente giaceva in più elevata situazione verso il monte S. Martino, ed ove rimangono ancora le vestigia di una fortezza11. Cita il Redaelli in appoggio della sua asserzione l’antichità di Lecco, che trovasi rammemorato prima dell’era volgare, la posizione sua anticamente più elevata, essendo costume dei primitivi popoli di collocare le loro abitazioni in siti alti, ed un’iscrizione scolpita sopra una base di pietra trovata a Castello, sulla quale era posto un vitello di bronzo, convertito poi in una campana, e che parrebbe rammentare il Liciniforo di Plinio. Essa dice:


jovi . o . m
hoc simulacrum
liciforum
populi
dicar
12.


Il nome di Leucum sembra allo stesso Redaelli che fra gli antichi popoli significasse un aggregato di abitazioni, od una contea13. Lecco fu poi sempre un capo-luogo di un territorio che dicesi ancora Territorio di Lecco. Arroge che alcune cronache e la volgar tradizione affermano che un tal borgo fosse altre volte città. Castello potè forse esser compreso in Liciniforo e formare una sola città, od esserne un fortilizio.

Il territorio di Lecco è una pianura interposta alla Valsassina ed alla Brianza, all’estremità sinistra di quel ramo del Lario che dicesi Lago di Lecco. È dell’estensione di miglia quattro, e tutto seminato di spessi paesi posti principalmente lunghesso la strada di Valsassina. Il borgo siede lì dove le acque si ristringono per riassumere il nome di Adda, e dove un ponte di undici arcate ne congiunge le sponde. Il commercio ha fatto di Lecco un borgo considerevolissimo, e fu già detto da un illustre vivente che questo s’incammina a divenir città14. Il luogo difatti non può esser più opportuno, poichè, mettendo ivi capo le valli Sassina e del Lario, riesce un punto di riunione a cambiar le merci colla pianura, onde il suo settimanal mercato è riputato il più florido della Lombardia. Il carattere ed i costumi degli abitatori [p. 10 modifica]del territorio di Lecco non differiscono da quelli dei Valsassinesi, se non per quell’influsso che vi ha esercitato in questi ultimi anni il commercio. Solo non vi troveremo quella copia di uomini i insigni, di cui a buon dritto si vanta la Valsassina.

Ignoransi i costumi, la religione, le arti degli Orobii; ma probabilmente esercitarono essi la caccia, la pastorizia e la pesca. Anzi vuolsi che i nomi di robiola e robiolino, che vien dato a due sorti di cacio che si fanno in Valsassina ed in alcune parti della Brianza, e che sono rinomate per la loro squisitezza, ricordino la vita pastorale di questi popoli15.

Ma qual’era lo stato fisico della Sassina e delle limitrofe valli in sì remoti secoli? Impossibile riesce il dire su ciò qualche cosa di asseverato, perchè nessuna memoria ci rimase, nè gli studî geologici hanno fatto tra noi quei progressi da supplire a questa mancanza16. Siami lecito però l’esporre alcune congetture.

Credono alcuni che la valle di Pioverna fosse nella più alta antichità un lago forse diviso in due al luogo detto Chiuso17, ed in appoggio di una tale opinione vengono l’inclinazione degli strati di arena cinerea e di ghiaje calcari e talcose osservate dal Vandelli, gli stringimenti della valle a Taceno, al Chiuso e presso a Cremeno, la corrispondenza infine e giacitura dei materiali, da cui si fa manifesto ch’essi erano altre volte in contatto, e quindi le acque dovevano esser rattenute e formare allagamento. Non saprebbesi dire fino a qual livello fosse il lago innalzato, ma doveva certamente occupar tutta la valle, ed, anzichè in due, esser diviso in tre porzioni come appare dai suaccennati tagliamenti. La prima e più estesa parte si doveva stendere da Taceno al Chiuso presso Introbbio, l’altra da questo luogo alle vicinanze di Ballisio, e la terza occupar doveva il basso territorio compreso fra Moggio e Cremeno. Il continuo e rabbioso rodimento delle acque, o qualche straordinario scuotimento della natura, come sembrano comprovare i grossi macigni divelti dalle montagne, e che quà e là ingombrano il piano della valle, avrà abbassato l’emissario in modo da farne sgorgare le acque e rimaner così la valle in asciutto.

Secondo altri, la valle di Varrone, ora stretta ed approfondita, era [p. 11 modifica]in origine larga ed alta in modo da formare una sola pianura con quella di Casargo. Aggiungesi che il fiume corresse per questa valle ad unirsi colla Pioverna, ma che trovato, meno duro il fondo da quella parte, per cui scorre oggidì, ivi si aprisse il varco e si abbassasse poi a poco a poco. Ad appoggiare una tale asserzione citansi le vestigia di strade elevate e fatte fra i precipizî e fra le roccie lunghesso il corso del fiume, l’abbassamento giornaliero del letto della valle e la vasta pianura di Dervio, che, come si disse, venne formata coi materiali che il Varrone ivi ha trascinati18, Questi argomenti non bastano, a mio credere, a provare che tale veramente fosse nella più remota età lo stato geologico di questa valle. In ogni modo però il letto dovette essere molto più rialzato, e quindi diversa in parte da quella d’oggidì dev’essere stata anche la faccia della valle di Varrone19.

Nè solamente le suindicate, ma eziandio le valli Averara e Taleggio finitime alla Valsassina, e da questa per lungo tempo dipendenti, devon aver subito notevoli cangiamenti.

È la valle Averara, o come anticamente dicevasi Aurera, una diramazione della Valbrembana, e fa oggi parte del distretto di Piazza nella Provincia di Bergamo. Principia al Pizzo dei Tre Signori, e si protende fino allo sbocco della subalterna valle di Mezzoldo vicino al già detto capo-luogo. Stretto e ingombro di macigni è il letto, ignude e rovinose in gran parte ne sono le montagne composte di carbonato di calce e di schisto granitoso e micaceo. Dall’uno e dall’altro lato della valle principale s’internano altre vallette egualmente ispide e profonde, chiamate di Orniga, Casiglio, Torta e Mezzoldo, per l’ultima delle quali si va alla Cà di S. Marco e di là in Valtellina. Tutta la valle componesi di otto parrocchie e di altrettanti comuni tutti ricchi di marmi e di miniere20.

La Valtaleggio, o Valtaeggio, fa parte del distretto di Zogno pure nella Provincia Bergamasca. Stendesi dal sud al nord per miglia otto, ed ha la figura di un quadrilungo irregolare. Il torrente Enna, o Taleggia che si voglia dire, la traversa longitudinalmente e sbocca nel Brembo. Come la valle Averara è stretta ed angusta, poichè non ha la [p. 12 modifica] centesima parte di terreno orizzontale e piano; e come quelle della valle Averara sono le sue montagne irte e minacciose. Ivi pure si trovano bei marmi ed alcune piriti di ferro, ed ha di più una fonte, chiamata Salsana, d’acque solforose e saponacee usate con buon successo da chi patisce acrimonia di sangue. Sì nell’una che nell’altra valle vivesi dei prodotti dei bovini, delle capre e delle pecore, e commerciasi di legna e di carbone. Sono gli abitanti rozzi sì, ma di acuto ingegno e di robusta tempra21.

Dallo strettissimo varco dei due torrenti che percorrono queste valli, da certi promontorî che si vedono aderenti alle giogaje, da conchiglie ed ostraciti rinvenuti nel basso fondo, argomentò il celebre Maironi da Ponte che le valli Averara e Taleggio fossero anticamente allagate22.

Se tale era la condizione geognostica di queste contrade, come ragionevolmente si può ritenere, ognun vede che i primi ad abitarle, o siano gli Orobii, dovevano necessariamente essere cacciatori, pescatori e pastori.

All’apparire degli Opici, Osci, Imbri, Ombri ed Insubri, popoli raminghi e selvaggi venuti dalle Gallie, il nome degli Orobii scomparve, poichè si confusero essi coi sopravvenuti, e formarono un sol popolo che chiamossi Insubre23.

Della dimora di questi Galli o Celti abbiamo qualche memoria nei nomi di alcune nostre terre. Hanno significazione celtica le voci di Bruga, che trae probabilmente da bruig, ossia villaggio, e Maggio da mag, ovvero piano. Sono poi d’origine celtica, a giudizio del P. Ferrari, i nomi dei luoghi che finiscono in briga, magum, duro e duno24; ed il Redaelli vuole che le desinenze in ate, ago, asco, e simili, significassero presso quei popoli abitazione o luogo25. Sembrano quindi di celtica origine i paesi di Ombriago, Parlasco, Acquate e la valle Umbrega presso Premana.

Fu forse durante il soggiorno degl’Insubri che, scomparso il lago della Valsassina e restandone il letto ingombro di macigni e di sassi, diedesi alla valle il nome di Sassina, cioè valle dei sassi26. Ignoro [p. 13 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/23 [p. 14 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/24 [p. 15 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/25 [p. 16 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/26 [p. 17 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/27 [p. 18 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/28 [p. 19 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/29 [p. 20 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/30 [p. 21 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/31 [p. 22 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/32 [p. 23 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/33 [p. 24 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/34 [p. 25 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/35 [p. 26 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/36 [p. 27 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/37 [p. 28 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/38 [p. 29 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/39 [p. 30 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/40 [p. 31 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/41 [p. 32 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/42 [p. 33 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/43 [p. 34 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/44 [p. 35 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/45 [p. 36 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/46 [p. 37 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/47 [p. 38 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/48 [p. 39 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/49 [p. 40 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/50 [p. 41 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/51 [p. 42 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/52 [p. 43 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/53 [p. 44 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/54 [p. 45 modifica]Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/55

  1. Osservano gli statistici che i popoli della pianura e delle città, vivendo nell’abbondanza e quindi nell’ozio e nella morbidezza, che sono contrari alla virtù ed alla moltiplicazione della specie, andrebbero sempre diminuendo di numero, se i monticoli, più robusti e fecondi per l’aria salubre che respirano e per la vita attiva che menano, non fossero costretti per scarseua dei viveri a scendere al basso. Così si mantiene l’equilibrio.
  2. Hist. Nat., lib. III, cap. 17.
  3. Alcuni li vollero Greci, dietro l’etimologia del nome, poichè oros significa monte, e bios vita.
  4. Sub lacu Lario et ad Adduam fluvium et ultra illum Orobii fuerunt. Cellario Cristoforo, Notitia orbis antiqui, T. I, p. 544.
  5. «La valle al distretto di Bergamo confinante (dello Stato di Milano nondimeno) anticamente chiamossi Orobia, oggi, dalla moltitudine dei sassi, Sassina (nostra patria), e ne farebbero fede le due principali terre che si trovano all’ingresso a quella, dalla parte della munitissima fortezza di Lecco...... chiamate Vallabj, quasi valles Orobiorum, cioè luoghi degli Orobii, e quella che tra le altre è la principale in riguardo al Magistrato che ordinariamente vi risiede, e si chiama Introbio, quasi inter Orobios; così nelle sue Istorie manoscritte acutamente considerò il dottissimo protonotario apostolico Mons. Paride, uno dei Conti Della Torre, originari di questa valle, che furon Signori di Milano, ecc.» Ormanico Pier Paolo, Considerazioni sopra alcune memoria della religione antica dei Camuli, pag. 65. — Vedi anche Cavazio della Somaglia, Descrizione dello Stato di Milano, pag. 35. — Redaelli Carlo, Notizie istoriche della Brianza, del distretto di Lecco e della Valsassina, pag. 32. — Annoni Carlo, Memoria storico-archeologica intorno al Piano d’Erba, pag. 13. — Monti Maurizio, Storia di Como, T. I, pag. 43. — Rampoldi G.B., Corografia dell’Italia, alla voce Introbio.
  6. Tab. Chorog. Ital., n. 67.
  7. Cluverio, Italia antiqua, lib. I.
  8. Giovio, Vicecomitum vitae. — Annoni, Op. cit., pag. 13.
  9. Quadrio, Dissertazioni critico-storiche intorno alla Valtellina, T. I, pag. 32.
  10. Cattaneo Torriano, Ms. cit.
  11. Op. cit., pag. 39. — V. anche A. I. a Turre, Disq. Plin., T. II.
  12. Somaglia, Op. cit., pag. 32.
  13. Op. cit., pag. 42
  14. Manzoni, I Promessi Sposi, T. I, pag. 12.
  15. Redaelli, Op. cit., pag. 67. — Monti, Storia di Como, T. I, pag. 14.
  16. Appunto per supplire a questa mancanza, l’egregio Prof. A. Stoppani ci ha favorito per questa nuova edizione un’Appedice Geologica sulla Valsassina.

    (Nota degli Editori).

  17. Vandelli Domenico, Saggio di Storia Naturale del Lago di Como e della Valsassina, manoscritto che doveva essere pubblicato nello scorso secolo a spese del Governo, e di cui si trova una copia nel Gabinetto dell’I. R. Istituto di Scienze, Lettere ed Arti in Milano, ed un’altra nella Biblioteca dell’I. R. Università di Pavia. — Vedi anche Amoretti Carlo, Viaggi ai tre laghi, pag. 84. — Redaelli, Op. cit., pag: 68. — Les curiosités de la Ville de Milan et des ses environs, pag. 53. — Cantù Ignazio, Vicende delle Brianza, T. I, pag. 19.
  18. Raccolta delle memorie antiche di Premana, manoscritto favoritomi dal sacerdote signor don Bernardino Ratti.
  19. I lunghi e grossi strati di ghiaja e sabbia quasi paralleli scoperti nel 1883 nella costruzione della strada carreggiabile da Pra Piazzo al Ponte di Premana, a circa metà altezza tra l’attuale letto del fiume e la vecchia strada mulattiera ora abbandonata, suffragano all’opinione che quel letto dovette essere molto più rialzato, e che molta parte delle sue acque confluissero per la Valle Casarga al Pioverna. (L. A.)
  20. Questi comuni sono: Averara con Bastianelli, Costa, La Valle, Lavaggio, Prazzola, Redivo e Valmoresca; Casiglio; Cusio; Mezzoldo con Acquarina, Berreri, Bonetti, Castello, Fraglia, Maisetti, Scalaggio, Sparavera, Solivo e Vasalli; Olmo con Campelli, Cugno, Frole, Malpasso e Sigadole; Orniga con Rasiga e Sirta; S. Brigida con Bondo, Capriale, Carale, Chiappa, Colla, Foppa, Gero, Lugo, Mugiasca, Piazzo, Pozzolo e Taleggio; Valtorta con Bisagna, Cantello, Costa inferiore e superiore, Fucina, Grasso, Pagliata, Rava e Scarletto.
  21. La Valtaleggio componesi di cinque comuni, cioè: Olda con Cornaleta, Costa, Monasterolo e Ponte; Peghera con Asturi, Costa, Prato e Tione; Pizzino con Cacorveglio, Fraggio, Grasso, Ponte e Retazzo; Sottochiesa con Porteola e Roncale; Vedeseta con Avolasio, Lavina, Suaggio, Reggetto e Roncale.
  22. Sulla Geologia della Provincia Bergamasca, pag. 40
  23. Guarnacci, Origini Italiche, lib. III. — Quadrio, Op. cit., T. 1, pag. 32.
  24. De origine Orobiorum, 5 IX.
  25. Op. cit., pag. 83.
  26. Alcuni scrivono Valsasina, e corrottamente Valsasna, ed in latino Vallis Sassina, Saxca, Saxna, Sexinia e Sasna. Guicciardini la disse Valle di Sarsina.