Notizia intorno a Didimo Chierico/VII

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[p. 236 modifica]Teneva irremovibilmente strani sistemi; non però disputava a difenderli; e per apologia a chi gli allegava evidenti ragioni, rispondeva in [p. 237 modifica]intercalare: OPINIONI. Portava anche rispetto a’ sistemi altrui, o fors’anche per non curanza, non movevasi a confutarli; certo è ch’io in sì fatte controversie, lo ho veduto sempre tacere, ma senza mai sogghignare, e l’unico vocabolo, opinioni, lo proferiva con serietà religiosa. A me disse una volta: Che la gran valle è intersecata da molte viottole tortuosissime, e chi non si contenta di camminare sempre per una sola, vive e muore perplesso, nè arriva mai a un luogo dove tutti que’ sentieri conducono l’uomo a vivere in pace seco e con gli altri. Stimava fra le doti naturali all’uomo, primamente la bellezza; poi la forza dell’animo, ultimo l’ingegno. Delle acquisite, come a dire della dottrina, non facea conto se non erano congiunte alla rarissima arte d’usarne. Lodava la ricchezza più di quelle cose ch’essa può dare; e la teneva vile, paragonandola alle cose che non può dare. Dell’amore aveva in un quadretto un’immagine simbolica, diversa dalle solite de’ pittori e de’ poeti, su la quale egli aveva fatta dipingere l’allegoria di un nuovo sistema amoroso. Uno de’ cinque libri de’ quali è composto il manoscritto greco citato poc’anzi ha per intitolazione: Tre Amori.