Lettere (Campanella)/XXXVIII. A Paolo V. Memoriale

XXXVIII. A Paolo V. Memoriale

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XXXVIII. A Paolo V. Memoriale
XXXVII. Al granduca de' moscoviti XXXIX. A Gregorio XV
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XXXVIII

A Paolo V

Memoriale

«Frutti della penitenza di diciannove anni di prigionia di fra Tomaso Campanella che promette al sommo pontefice ed alla scola di nostro signore Iesu Cristo ed a tutti prencipi cristiani ed a tutte nazioni del mondo.»

Imprimis promette palesare quattro miracoli evidentissimi a tutto il mondo per corroborazion della profezia evangelica e confusione di gentili giudei e maccomettani e politici ed altri miscredenti; onde si raccenda la morta fede tra cristiani e si sforzino con guerra spirituale gli infedeli a riconoscer la veritá; ed insieme probabilissimamente mostrare che son presenti li segnali dati dal Messia del suo secondo avvento «in sole et luna et stellis», i quali a san Gregorio ed altri padri pareano prossimi, e li simptomi della morte del mondo per fuoco con san Pietro contro le scole erranti;

manifestar una tacita cospirazione de’ teologi, astronomi, filosofi ed altri scienziati, antevista da san Pietro apostolo, fatta per oscurar la veritá cristiana, e perché còlti dal Signore, come da ladron notturno, a noi avvenisse quel che a gli ebrei nel primo avvento, secondo san Paolo ci avvisò e molte persone [p. 190 modifica]sante e dotte moderatamente; e come sta il mondo accecato per opera d’Abbaddon, angelo dell’abisso, uscito a tempo di Lutero, quando Dio n’eccitò con molta novitá alla contemplazione de giudici suoi;

dare un volume a luce nel quale si mostra instare il tempo della promessa fatta ad Abramo — «ut haeres esset mundi» — nel suo seme, non nel gentilismo «quia ad nihilum deduces omnes gentes», non nel giudaismo «quia non erit populus eius qui eum negaturus est», non nel maccomettismo pendente d’Ismahel «quia non erit heres filius ancillae cum filio liberae», ma nel cristianismo inserto nel tronco di David per grazia del Messia, aspettato da’ gentili e da ebrei a questo effetto, con testimonianze in cielo ed in terra. E dopo il longo scompiglio avvenuto al mondo per la divisione de’ prencipati e religioni, s’ha d’unire sotto una legge ed un pastore con quella felicitá di vita che li filosofi descrissero de statu optimo reipublicae ancor non visto, e li poeti de sacculo aureo, e li profeti de statu Ierusalem liberandae dalla captivitá babilonica d’infideli e viziosi: e li cristiani dimandano il regno «ubi fiat voluntas dei sicut fit in coelo», e le nazioni tutte desiderano ed aspettano. Come per filosofia naturale e politica ed astrologia si prova consenso del cielo e della terra, e per dottrina commune di tutti i padri: e come essi non discordano in questo se non per il tempo falsato nelle cronologie e per il modo sciocco di scoliasti; e che si è visto giá il preludio di questo secolo il quale sará preludio della transportazione de’ buoni in paradiso e simbolo di ritorno allo stato innocente in che Dio creò gli uomini, convenientissimo a Dio ed alti desidèri e dottrine umane de divinis, quanto è scandaloso lo stato presente in tanta varietá di sètte pazze ed inquietá e tabulazioni del genere umano con se stesso, non che con Dio discordante. E questo articolo non pugna col primo e col secondo, come ad alcuni potria apparire; e di piú toglie le discordie tra prencipi, li fa riconoscere per braccia del Messia, secundo è scritto: «lex a me exiet, iudicium meum in lucem populorum requiescet: egressus est salvator meus et brachia mea populos [p. 191 modifica]indicabunt: me insulae expectabunt et brachium meum sustinebunt». Queste braccia sono li re, però li ungono negli umeri: e il papa è testa, però se lo unge in capo; e questo poi braccio ultimo sopra il mondo nuovo isolato dal vecchio, e sopra l’isole orientali che fin ora aspettâro la legge del Salvatore, è il re di Spagna, come ognun vede ed io dimostrai: e si desta il desiderio di tutti i popoli a questo secolo e l’aiuto a Vostra Beatitudine.

Iterum per questo prometto dar un tomo fra gli altri, distinto in due volumi. Il primo volume è così intitolato: Ad sanctissimum Paulum pontificem papam quintum Fratris Thomae Campanellae ‘Quod reminiscentur et convertentur ad Dominum universi fines terrarum, volumen quadripartitum’» Dove ci sono nel primo la concordia di tutte nazioni come possa farsi: chiamandole tutte in un concilio generalissimo o in dieta, o decider tutte, come fratelli, qual è la vera fede onde nasce «optimum genus vivendi et praeparatio ad deificationem post mortem»; deposte l’armi grammaticali e materiali con guerra spirituale e razionale, come obbligate tutte sono a dar ragione della sua fede ed insegnarla, s’è ottima, o farsi insegnare qual è il meglio, sendo questo ponto tanto necessario divinitus et humanitus; e le leggi della disputa anche convincenti coloro chi venir non vogliono, con ruina grande dello stato secutura ex se a chi rifiuta il partito, con l’utilitá di tutti principi e popoli del mondo. E ci son segnali della renovazion del secolo; e poi legazioni particolari a tutti principi ecclesiastici e secolari, ed ordini e religioni, uno per uno, tanto a cattolici quanto a scismatici, quanto ad eretici, e pur agli angioli e diavoli, sopra questo negocio a tutti: si convincono ad assentire. Di piú si mostra il modo di convincere tutti i settari, praecipue calvinisti e luterani, a prima disputa, da qualunque ingegno, con la logica di Cristo; e ch’il modo tenuto con loro, secondo la logica d’Aristotele, è un allongar la lite, il che è spezie di vittoria a chi mantiene il torto.

Nella seconda parte vanno le legazioni a tutti re gentili odierni, uno per uno, del vecchio e nuovo emisfero, con le [p. 192 modifica]dispute contra ciascuna setta loro, secondo li principii loro e ragion commune, e con l’invito a disputar de veritate fidei; ed al concilio generalissimo è modo di scompigliarli e tirarli con maraviglia alla veritá, per mezzo di qualunque predicante ed ambasciatore. Nella terza, sei legazioni alle sei dispersioni e sinagoge di giudei, invitandoli al concilio e disputando con ciascuna dell’effetto della providenza nel Messia, e suoi atti e dogmi ch’avea a rivelare; e come tre dispersioni chi fûro dopo il suo avvento, non riconoscono il dio loro perché lasciâro Mosè e li profeti, e credono solo alli talmudisti nefandissimi, contra li quali si disputa che sono contrarii a Dio, a Mosè ed ai profeti ed alla natura: e s’apre a loro una porta occulta alla fede di gran successo. Nella quarta ci son legazioni a tutti re maccomettani e sètte loro principali, col medesimo invito e dispute contra tutti dogmi e libri maccomettani, pur con li principi d’esso Maccometto e ragion commune: dove di piú si scuopre Maccometto per Anticristo, antevisto nel Vangelo, e le corne e teste sue; e come da esso nascerá il nefandissimo ultimo corno che ricapitulerá tutte le malvagitá di tiranni ed eresiarchi precedenti, e che Lutero e Calvino son precursori ch’introducono il dio della forza Maozin con Maccometto predestinante al bene ed al male, a capriccio e forza temerariamente; e quindi cessará la scandalosa maraviglia de’ politici sopra la gran possanza e vittoria di Maccometto, o perché li profeti non parlâro piú di monarchie, come alcun dice, di loro beffandosi.

Nel secondo volume di questo tomo ci van tre libri. Uno intitolato Recognitio verae religionis contra l’anticristianismo, praecipue macchiavellistico, e settari, con ragioni invitte e nuove che nullo sofista epicureo possa risponderci, convincendo affatto che la religione è natural ritorno a Dio e non arte di stato, e quale è la vera universale, mostrando contra a tutti settarii; [e] che quanti prencipi seguitano tal dottrina in tutti i secoli, diventan tiranni e i popoli sediziosi, e se rovinano in sé o nei figli subito, perdendo la vita o lo stato. Nel secondo si scrive [de] gli Articoli profetali degli eventi [p. 193 modifica]del presente secolo, e di quanto succederá al cristianismo ed altre nazioni fin al fine, e dell’Anticristo e suoi tempi, e settarii, e capi mistici e reali, e regno e persona, con confusion grande d’eretici e giudei e maccomettani secondo tutte le profezie e scienze divine ed umane; e concordia delle sette giornate della creazione e sette etá del mondo e della sinagoga, e sette della chiesa, sette sigilli e sette ampolle e sette angioli trombettanti. Ne l’ultimo De monarchia Messiae spirituali et temporali, alli prencipi cristiani un libro ed uno al signor papa e tutte nazioni, e delle giurisdizioni e gradi e fratellanza loro secondo la Scrittura e natura: e che la roina de cristiani nasce, perché non s’osserva quel ch’in esso libro si contiene. Item un libro al sommo pontefice per fare una greggia ed un pastore del mondo tutto, benché tutti prencipi contradicessero; ed uno Panegirico alli prencipi d’Italia, che per bene loro e della cristianitá non deono contradire alla monarchia di Spagna, e come pònno assicurarsi con quella contra infedeli e della sua gelosia nel papato: e far un senato e concordia invitta in Roma sotto il sommo pontefice, donde nasce la pace e securtá di ciascuno di loro contra i prencipi forastieri e contra infedeli, e del suo modo facile ed utilitá e necessitá: e questo poter anco fare gl’italiani soli, autorizzando secondo il dovere il papato ed in quello farsi invitti.

Prometto dare a Vostra Beatitudine tutte le scienze naturali e morali, cavate dalla scrittura santa e da’ padri per distoglier li secolari da li libri de’ gentili, che son la zizania sopra il seme evangelico ed officina del macchiavellismo e pravi costumi; di maniera che questi nostri libri avanzino Aristotele. Platone e tutti i gentili in facilitá, veracitá e certezza, ragioni, sperienze, brevitá ed oracoli divini. Il che confesseranno tutti coloro chi piamente e saviamente li essamineranno; li quali devono sapere che li gentili fûr intromessi come testimonii nella scola di Cristo, solo contra gentili loro, secundo san Tomaso (p. I, quest. IV), ai quali non abbiamo ad obbligarci ed accordare la Scrittura, secondo l’opuscolo decimo ed undecimo. [p. 194 modifica]

Ed ora non son testimonii solo contra gentili ma contra noi, e son fatti giudici e maestri nostri intra le scuole cristiane; e con tutto che san Tomaso e li fratelli Macabei si sforzassero scacciarli fuori e disponerli a senso buono, e farsi servire alla teologia — e però «eice ancillam, dicit dominus», — e perché «filii Israel ex parte iudaice et ex parte loquuntur azotice», è necessario «eicere uxores alienigenas», secondo Esdra, — scientias gentiles, expone Origene e Geronimo, — ed «accipere eas de filiabus Iuda», cioè dalla scola cristiana nate, come desiderò il concilio lateranense sub Leone X e gli articoli parisiensi insinuano, e san Tomaso lo stesso vuole. Ed almeno perché Giuliano apostata e ’l Macchiavello non insultino sempre a noi cristiani che professando esser seguaci di Cristo, Sapienza di Dio, mendicamo la sapienza dai gentili, massime ora che s’è scoperto cielo nuovo e terra nuova, e splende per tutto il Vangelo. Onde san Geronimo pure, dopo li settantadue interpreti giudei, stimò doversi fare nova versione della Bibbia revelata, benché sant’Agostino ed altri vescovi richiamasser contra; onde con piú ragione, dopo l’interpreti gentili della bibbia d’essa natura, si devono rinnovare le scienze degli ingegni cristiani: ed in questo accorda san Tomaso e tutti, benché l’invidia indotta sparli, come mostrai in suo logo (quaest. I Physiologiae); e se qualche zelo con Iosué sparlò, san Tomaso con Moisé risponde: «quis det ut universus populus prophetet?».

Di piú, per essecuzione di questa impresa grande che Vostra Beatitudine ha da promovere, io prometto insegnare filosofia naturale e morale, politica, medicina, cosmografia, astrologia, poetica e retorica a tutti ingegni atti ad imparare in spazio d’un anno, facendo ch’il mondo serva per libro e memoria locale, con reale e meraviglioso modo; sí che tali discepoli siano piú dotti che gli altri versati otto anni nelle scuole communi, e piú savi nella veritá delle cose che nell’arguzie o parole. Di piú, m’offro d’andare in Germania lasciando in carcere per ostaggi cinque consanguinei, e convertire alla fede cattolica due almeno de’ prencipi protestanti, e [p. 195 modifica]tornar fra venti mesi con ambasciarie di pace al signor papa: e prima mostrar a Vostra Beatitudine come per grazia di Dio posso io ciò fare, benché riclamino i nostri fratelli, se David vuol andar contra Golia.

Dopo questo o avanti, prometto anche fare trenta discepoli armati di ragioni, autoritá, istorie, profezie e desiderio di martirio, e mandarli a predicare in Germania, e metter in terra l’autoritá d’eresiarchi e l’imminente lor rovina dimostrar in cielo ed in terra, e per ragioni ed istorie, come ogni sètta che nega Dio e la providenza, e l’immortalitá dell’anime o il libero arbitrio, è necessario che perda se stessa e lo stato, e riceva ogni predicante vero. Di piú, scoprire come gli oltramontani si confessan giá vinti con la incertezza e continuo vacillamento e discordia loro, ma noi non sappiamo cogliere il frutto della vittoria; e come si pònno a prima disputa, quei che son razionali, tirar alla veritá. Molt’altre cose direi importanti allo stato politico e mecanico, che non si credono senza veder l’effetto; però alla vostra Beatitudine sta ricever il vero servo o come innocente saltem in causa che mi s’oppone, o come fruttuoso penitente. Quando cosí non sará come dico, m’offro alla pena del fuoco; e perché veda quanta veritá tengo, li mando la lista delle opere che ho fatto, e sottometto a Vostra Beatitudine ed a santa Chiesa.

Santissimo Padre, molti dicono ch’io non scrivessi cose tanto alte a Vostra Beatitudine; ed io all’incontro dico che non devo scriverle ad altri: e cosí farò uno bene a Vostra Beatitudine. Perché so che adoprano con perseguitarmi non l’altezza dell’ingegno né la virtú, com’altri fanno chi non son padri del cristianismo; ma solo li vizii li quali tutti io ho abiurati in secreto del mio core: e mi sforzo solo servire a Dio ed a tutto il mondo, secondo m’impose chi mi diede l’ingegno, e Vostra Beatitudine, suo vicario, m’ha ordinato. Però veda di farmi venir a Roma, s’io son buono per santa chiesa: giá che il duca d’Ossuna dice volermi liberare con pregheria di star ad ogni ordine per sicurtá del sospetto e non perché ci sia causa, e mi pronunciò innocente di nuovo [p. 196 modifica]dopo che Vostra Beatitudine per mezzo di monsignore nuncio mi liberò misericordiosamente dalle branche della morte. Mi parlò il viceré e mi ricevette in piú grazia che prima, e vorria servirsi di me: però io avviso Vostra Beatitudine, e prego che ordini a monsignor nunzio che tratti col viceré che mi liberi, secondo promesse, e dica con quanta pregheria vuole, perché io giá invecchiato dia li frutti della penitenza mia alla chiesa di Dio a tempo della Vostra Beatitudine, che Dio conservi mill’anni a beneficio del popolo suo.

Napoli, li 22 dicembre 1618.

Fra Tomaso Campanella delli predicatori.