Lettere (Campanella)/XC. Al cardinale nipote Francesco Barberini

XC. Al cardinale nipote Francesco Barberini

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Al cardinale nipote Francesco Barberini

Aspetta che il Barberino scriva a Parigi al nunzio apostolico Bolognetti che lasci di molestarlo, a torto ed a nome suo, in ispecie nell’impedire la ristampa di libri giá pubblicati a Roma o approvati dalla Sorbona, utilissimi alla chiesa; e non vuole altro.

          Eminentissimo e reverendissimo
               signor padrone colendissimo,

Le cose che qui occorreno vanno scritte al signor contestabile ed al signor conte di Castelvillano, a Vostra Eminenza no; perché li nunci avvisano forsi meglio, ma non piú fedelmente [p. 314 modifica]che io, che sto qua per casa Barberina piú che per me, come può veder da uno scritto aforistico che mandai a Sua Beatitudine e dalla comparsa reggia mandata al signor ambasciatore Novaglia, pregato che la mostri. E quella porta il vero mezzo di quetar li lamenti di tutti, e le querimonie di spagnoli contra Sua Beatitudine; la qual per mezzo del conte mi fe’ assapere ch’io non istampi i suoi poemi col mio Commento; ed ha ragione finché Dio muta il secolo, in cui dura la persuasione di Rodolfi, quando m’invidiavano i favori di Sua Beatitudine sostentati con quello scrivere etc. Sappia che vado tirando questi signori a credere che Vostra Eminenza non è spagnolissima, come dicono, ma di commuti Padre strumento primo; ed anche li dottori massimi al senno romano in quel che discrepano.

Nondimeno [ho] monsignor Bolognetti come s’io fossi vostro nemico, non li bastando ch’io per otto mesi ho obedito a quanto esso volea, ch’io non stampassi, pensando che stampavo contra spagnoli e che scoprivo la causa perché han fatto morir Pignatello, per consulta de’ Rodolfi, affin dicesse contra me trattante in Roma contra il regno loro etc. Il che Vostra Eminenza sa ch’è falsissimo; ma dopo che mi vennero li scritti e li donai a veder alla Sorbona, dottissima e piissima academia regia, quelli che non eran approbati ancora in Roma, e mostrai la Filosofia razionale, approbata dal sacro palazzo e dal reggente di Santi Apostoli e dal maestro di Studio della Minerva e dal padre maestro Bartoli etc.

E con tutto ciò, a nome di Vostra Eminenza, disse che io non li stampassi, benché approbatissimi; né li bastò dirlo a me, ma andò al guardasigilli del re a far instanza che non mi desse il privileggio. E scandalizzò tutti signori e dottori, volendo soggettare la censura romana alla francesa, e mostrando spagnolescamente perseguitar me, non la dottrina giá approbata e con utile della chiesa. Qua ci son assai ateisti; e ’l mio libro Contra atheos è cercato assai, ed è stampato in Roma coll’imprimatur e ’l publicetur; e volevo ristamparlo con la censura che Sua Beatitudine mi donò in quel che alla bolla paresse [p. 315 modifica]contrariare, ed insieme stampar volevo la questione, fatta in favor della bolla, mandata a Nostro Signore per man del signor Cardinal Grige, qui assai necessaria; e pur il nuncio non ha voluto ed io l’obedivo. Ma lui, di piú, ha voluto andar al guardasigilli per svergognarmi a nome di Vostra Eminenza, ed ha svergognato se stesso. E di piú, ha fatto credere che lui spagnolizza come creatura di Vostra Eminenza spagnolissima.

Con tutto ciò, io provai colla lettera che va al signor Mazzarini, che Vostra Eminenza solo intendea trattenermi di stampar i poemi di Sua Beatitudine, com’è vero; ed ho dato i libri approbati alle stampe; e vado al re in Fontanablois questa settimana a dirli che dentro le viscere del regno, dove promise difendermi Sua Maestá da tutto il mondo, patii piú torto che in Roma donde la persecuzione m’ha disterrato. Perché a ognuno è lecito stampare con licenza di superiori in Roma e per tutto; ed a me li libri stampati in Roma e l’approbati qui ed in Roma non si concede. Vostra Eminenza di grazia lasci di credere ch’io sia piú ignorante e piú tristo del padre Mostro e del padre Ridolfi, e conosca ch’io sempre piú son per la chiesa quantunque persequitato piú: e l’opinion mie son di santi padri e della natura, e che fatico per il ben publico, e però non ho requie; e che tutti santi, Agostino, Ieronimo, Atanasio, Crisostomo etc., passâro per il medesimo camino, e quanti apportâro miglioramento al mondo fûr crocifissi e poi resuscitâro, tanto profeti quanto filosofi, quanto dottori, e san Tomaso stesso fu condennato da’ parisiensi dottori in piú che quaranta proposizioni; e poi etc.

Levisi Vostra Eminenza questi pensieri contra me e non dia questi principi di persequitar i vostri servi veri a quei che pescano cardinalati e grandezze dalla vostra voluntá; e lo fanno indiscretamente. Non voglio scrivere in che stima è il vostro Bolognetto, né che personcelle tiene in corte con scandalo, e quanto poco onor fa a’ padroni. Non mancano uomini dotti e santi nel mondo ed in Roma. Né trovai alcun di tali che mi fosse contra. lo aspettarò che Vostra Eminenza [p. 316 modifica]scriva che lasci di molestarmi a torto ed a nome vostro, né voglio altro; e parlarò col re senza dir male e con gloria di Vostra Eminenza sempre, come l’ho fatto contra tutti contradicenti, quando gli altri vostri taceno per non guastarsi la menestra.

Resto con obligo infinito a Vostra Eminenza, e la prego che mi tenga per omo che osservo quel che scrissi in Moralibus, né lascio l’ingenuitá mia in preda dell’indiscrezione. Le bacio le sacre vesti umilmente.

Parigi, 3 luglio 1635.

Di V. E.
servitore obligatissimo e divotissimo
Fra Tomaso Campanella.