Lettere (Campanella)/CXXI. Al cardinale nipote Francesco Barberini

CXXI. Al cardinale nipote Francesco Barberini

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CXXI. Al cardinale nipote Francesco Barberini
CXX. Al cardinale nipote Antonio Barberini Appendice
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CXXI

Al cardinale nipote Francesco Barberini

Manderebbe a Roma gran numero di convertiti se gli si mostrasse maggiore corrispondenza e credito. Richiama l’attenzione sulla tendenza che appare in Inghilterra ed altrove di ritornare al cattolicisnio, ma che se ne scema il valore quando si predica e si scrive della concordia nel senso del La Milletière. Riandando le mosse giá fatte da Lutero e riesaminando le gravi conseguenze della dottrina dell’Alvarez intorno alla predestinazione, ha il modo di mostrare l’importanza della sua, causa principale delle persecuzioni sempre piú gravi ch’egli deve patire da’ propri correligionari.

Eminentissimo e reverendissimo
signore padrone colendissimo,

Li requisiti che richiedeva la santa Congregazione dal padre fra Giacinto Bellis, convertito alla chiesa romana, perché potesse stare in abito di prete secolare e celebrare messa, [p. 403 modifica]mando a Vostra Eminenza, perché monsignor nunzio che sa parte delle fatiche che io piglio per la conversione, volendo satisfare ai miei lamenti che queste longarie impediscano il ben fare, li ha mandato a me. E se non fosse la poca corrispondenza e poco credito che Vostra Eminenza mostrò avermi da che io gli mandai l’abiura del marchese Asserach e d’altri franzesi ed inglesi ed alemani, dei quali alcuni inviai con mie lettere a Vostra Eminenza, forse averei fatto piú gran cose, ed inviato a lei piú di trenta altre persone, ed ultimamente monsieur Lalu. Passato per molte sètte, e poi stimandosi d’essere profeta e parlare con l’angeli, cercando da me ch’io lo promulgassi per tale, fu per piú di tre anni da me catechizato; e convinto, ha renunziato tutta la robba sua, che era quasi ottocento mila scudi, a’ suoi figli e si ritirò in convento de’ recolletti in etá di sessantotto anni. Di qua a pochi giorni vi manderò un nobile inglese ed appresso un gran filosofo e gran politico che quasi tira appresso una nazione. E Vostra Eminenza so che averá grand’allegrezza.

Manderei anche la copia dell’epistola che mandai alla regina d’Inghilterra, piena di ragioni teologiche e politiche efficaci a persuadere al marito che permettesse la religione libera, altrimenti non solo ci va la iattura dell’anima, ma sta in gran pericolo di perdere lo stato e la vita; ma non so se appresso Vostra Eminenza sum dignus amore vel odio, però fo quel che devo senza avvisarlo. Sappia però che li signori ambasciatori d’Inghilterra mi sono venuti a visitare e molti altri signori inglesi spesse fiate; e li trovo assai propensi alla fede catolica, e per timore della confiscazione restarsi indietro. E fanno gran conto di Vostra Eminenza, perché si mostra zelante della salute loro.

L’avviso ancora che tutto il settentrione, caminando d’opinione in opinione, è giá stanco e non trova requie, e volentieri tornerebbe alla fede catolica romana; e per questo li principali eretici conoscendosi perditori nei dogmi della fede, cercano vincere o patteggiare con la scissura ed abbassamento del papato. E però predicano e scriveno la concordia in questa [p. 404 modifica]maniera: ch’essi piglino da noi i dogmi della fede secondo i domenicani ed i padri dell’Oratorio la predicano; e noi catolici da loro la riforma del clero, cioè che non abbia beni temporali né potestá sopra principi e vescovi, se non d’insegnare e ministrare i sacramenti: talché ogni regno abbia uno come papa dependente dal principe. E vanno contaminando l’orecchie de’ principi, come fe’ Lutero al tempo di Carlo V, inescandoli con promessa di crescere l’autoritá e di ricchezze.

Due machine mosse Lutero contra la chiesa. Una, che l’opere bone e l’indulgenze erano pie fraudi ad arricchire i clerici, perché Dio ab aeterno ante praevisionem honorum et malorum operum ha predestinato tutte le cose come hanno a essere; e degli uomini alcuni al paradiso, ed il resto all’inferno, con decreto non condizionato se saremo boni o mali, ma assoluto, perché cosí li piace: talché l’opere nostre e l’arbitrio nostro non sono liberi ma servi ed esecutori del destino. La seconda, ch’il papa e tutto il clero deveno vivere in povertá come li apostoli e dependere dal principe da cui hanno e l’essenzioni e l’autoritá. In questa seconda machina Lutero vinse e tirò a sé tutti i principi; ma non eseguîro l’usurpazione de beni ecclesiastici, se non i protestanti ed i re di Dania, Svecia ed Anglia, i quali ricevettero il primo dogma e persuadettero con parole e con esempi a Carlo V ad occupare Roma ed il Patrimonio di san Pietro. Ma non essendo persuasi Carlo V né gli altri principi del primo punto, perch’è contrario alla politica e fa i principi tiranni ed i popoli sediziosi, etiam secondo Platone, Aristotele, Cicerone, Seneca e tutti filosofi e padri, perché ognuno fará a suo modo o bene o male, pensando che le bone e male opere non pònno acquistare il paradiso né l’inferno, ma ognuno andrá dove è destinato, faccia quello si vuole. Pertanto restâro sotto l’obedienza del papato, pensando ch’in quello si conserva la puritá della fede che ne conduce a Dio.

Ma oggi dopo che scrisse il Banes, l’Alvarez e quello dell’Oratorio che Dio ogni cosa ha predeterminato con decreto assoluto senza riguardo se saremo boni o mali, proprio [p. 405 modifica]come vole Calvino e Lutero, benché affermino l’arbitrio libero — il quale in vero non è libero ma servo del decreto, non consecutore ma esecutore del destinato, — tutti concludeno ed insinuano ai principi che diffendere il papato non è diffendere la puritá della fede, sendo l’istessa quella di Calvino e del papa secondo i domenicani, ma è difendere la potestá usurpata dal papa sopra i vescovi e sopra i principi.

Per questo io composi il Centone tomistico, mostrando ch’i domenicani veri tomisti non ammettono quel decreto antecedente alla previsione dell’opere bone o male, ma nell’antecedente volontá come padre ch’ha fatto tutti gli uomini alla sua imagine e boni tutti, l’ha amati e predestinati, e nullo reprobato, come prova l’apostolo, quia est Deus omnium et Redemptor omnium; ma nella volontá conseguente alla previsione del peccato originale ed attuale e dell’opere bone e male, predestinò Cristo per redentore e li aderenti a lui, e reprobò solo i miscredenti come giudice, non come padre, e li ostinati nel peccato volontariamente. Perché i fanciulli senza battesimo in re vel in voto non sono reprobati all’inferno, ma privati solo dei beni divini sopranaturali, non dei naturali, come prova san Tomaso cento volte. Item Crisostomo e Damasceno dicono che la volontá antecedente è piú vera e forte in intenzione e la consequente in esecuzione, come il nocchiero antecedente vuol salvare le merci, dice san Tomaso, ma non consequenter ad procellam, no. Onde Augustino: Deus condemnat invitus, quantunque san Tomaso e tutti i scolastici dicono che Augustinus excessit in doctrina de reprobatione in odium pelagianorum.

Io con questa dottrina cavata da san Tomaso, il quale non reproba né condanna consequenter visi ex praevisis et antecedenter solum praedestinat, e la previsione egli celebra ex coexistentia futurorum in aeternitate — difficile pensiero trovato dal santo per schivar il decreto antecedente assoluto come destruttivo della libertá e contingenza; — io consolai tutti questi paesi e tiravo gran gente alla fede romana, mostrando che san Tomaso papista non tiene la fede dei calvinisti con l’Alvarez, e questa dottrina si può predicar in tectis et publice [p. 406 modifica]come decimo commandamento ma non la loro. E pur il generale ed il padre Mostro e regenti spagnioli m’hanno suscitato guerra in Roma contro conscienza; e generâro tepidezza nei convertendi, e credenza nei ministri e principi che la fede papista e calvinistica sia l’istessa. Ergo, che l’autoritá del papa sia quanto dice Lutero, e le ricchezze sue per fraudem usurpate: e che però proibisce che si predichi e disputi de praedestinatione per coprire etc. Ed ogni giorno escono novi libri per fare scisme; ed io mandai a Vostra Eminenza i compendii della concordia perniciosa nei libri de La Mil[le]tièr[e]; e per questo stampai un libretto De regno Dei.

Non si maravigli il padre Mostro se qua si rivedeno le cose sue burlesche in sacro. Il resto scrissi all’eminentissimo signor cardinale Antonio. Aspetto il breve del Bellis ed i comandamenti di Vostra Eminenza e le censure fatte contra i libri miei; e s’io non risponderò con san Tomaso e padri usque ad satisfactionem animi di tutte scole, condanno i miei libri al foco. Il Mostro travaglia i librari e me com’eretico; e pur la chiesa non ha maggior difensor di me. E 'l re mio e tutta Francia lo confessa; però presto manderò a Vostra Eminenza l’esamina di lor opinione.

Prego Dio per la vita di Nostro Signore e di Vostra Eminenza... .

Parigi, 4 marzo 1639.

Di V. E.
servo divotissimo
Fra Tomaso Campanella.