Le rime di M. Francesco Petrarca/Sonetto XXXIV

Sonetto XXXIII Sonetto XXXV

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SONETTO XXXIV.


M
A poi che ’l dolce riso umile, e piano

     Più non asconde sue bellezze nove;
     Le braccia alla fucina indarno move
     4L’antiquissimo fabbro Siciliano:
Ch’a Giove tolte son l’arme di mano
     Temprate in Mongibello a tutte prove:
     E sua sorella par, che si rinnove
     8Nel bel guardo d’Apollo a mano a mano.
Del lito occidental si move un fiato,
     Che fa securo il navigar senz'arte,
     11E desta i fior tra l’erba in ciascun prato:
Stelle noiose fuggon d’ogni parte,
     Disperse dal bel viso innamorato,
     14Per cui lagrime molte son già sparte.