Le rime di M. Francesco Petrarca/Sonetto CLXVII

Sonetto CLXVI Sonetto CLXVIII

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SONETTO CLXVII.


N
On pur quell’una bella ignuda mano

     Che con grave mio danno si riveste;
     Ma l’altra, e le duo braccia accorte, e preste
     4Son' a stringer il cor timido, e piano.
Lacci Amor mille, e nessun tende in vano,
     Fra quelle vaghe nove forme oneste:
     Ch’adornan sì l’alt'abito celeste,
     8Ch’aggiunger nol può stil, nè ’ngegno humano;
Gli occhi sereni, e le stellanti ciglia;
     La bella bocca angelica, di perle
     11Piena, e di rose, e di dolci parole,
Che fanno altrui tremar di maraviglia;
     E la fronte, e le chiome, ch’a vederle
     14Di state a mezzo dì vincono il Sole.