La piazza universale di tutte le professioni del mondo/Discorso Quarto

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DE' GRAMMATICI, ET PEDANTI
Disc.iiij.


M
OLTI severamente procedendo contra gli grammatici così antichi, come moderni, hanno voluto col giudicio loro biasimare i bassi principij, et i teneri fondamenti loro, quasi che versando intorno alle minutezze di lettere, di sillabe, di dittioni, di punti, et di così fatte bellezze, si rendano indegni presso al mondo di lode, et immeritevoli affatto di ogni specie di honore, e tanto più quanto Svetonio Tranquillo narra, che altre volte i Grammatici non furon punto apprezzati, ne tenuti Svetonio. in alcuna consideratione. Ma non hanno considerato i miseri, che molte cose quanto più picciole sono tanto più rare, et preti se vengono istimate da persone giudiciose. Che cosa è più picciola (dice il Beroaldo, nella enarratione di Persio Poeta) quanto il carbonchio? Il Beroaldo. che cosa più angusta del diamante? che cosa più breve et minima quanto il Hiacinto? et nondimeno non si trova cosa più nobile, o di questa più pretiosa. Scrive il gran padre della eloquenza Homero Homero., che Tideo fu d'un corpo molto picciolo, ma però hebbe un'animo grande, et forze terribili. Quindi Virgilio disse Virgilio..

Utilior Tidaeus, qui si quid credis Homero,
Ingenio pugnax, corpore parvus erat.

et Papinio.Papiniano non meno veridicamente, che politamente disse.

Maior in exigua regnabat corpore virtus

et Xantippo Lacedemonico il quale era di statura picciola, et breve, è lodato nondimeno da Silio Poeta, che disse. Silio.

Exiguis vigor (admirabile membris)

Vividus, et magnos nisu qui vinceret artus.

E' parimente celebrato con invidiosa lode Persio Poeta da Martiale, quantunque egli non componesse altro, che un picciolo et breve libro di Poesia Martiale., dicendo in quei versi.

Saepius in libro memoratur Persius uno,
Quam levis in tota Marsus Amazonide

di cui disse ancora il famoso Quintiliano. Quintiliano. Multum et verae gloriae quamvis uno libro Persius meruit. Ove anco Hieronimo Santo chiamollo il satirico eloquentissimo. Così né Proverbij al trigesimo dice Salomone Hieronim. che quattro cose sono in terra minime, de quali appaiono di maggior sapienza dell'altre, cioè la formica che prepara nelle messe il cibo, et l'esca sua; il leprettino che pone il suo cubile in terra; La Locusta che và in frotta, et à torme senza Re, ne capo; et La tarantola, che và con le mani et nelle case de Regi dimora, non bisogna dunque beffar così per poco gli Gramatici, quantunque i fondamenti loro siano tenui, et deboli, perché contẽgono una machina tanto più alta, famosa, et sublime. Per questo disse Quintiliano nel primo libro delle sue Institutioni. Ne quis igitur tamquam parva fastidiar Grammatices elementa, quia interiora velut sacri huius adeuntib. apparebit multa rerum subtilitas, quae non modo acuere ingenia puerilia, sed exercere altissimam quoque eruditionem, ac scientiam possit. Et Cornelio Nepote dice che, Grammaticus Cornelio Nepote. est ille, qui diligenter, et acute, scientemque possit aut dicere, aut scribere. Parti che sia stata poca cosa l'inventione quantunque breve de caratteri da scrivere, potendosi con sì picciol numero di lettere isplicare a tutto il mondo le migliaia, anzi l'infinità de' concetti nostri humani? et qual sarà quello invidioso, che non celebri sommamente Dionigio Licionio. Romano il quale, essendo stato l'inventore delle latine sillabe, meritò in Campidoglio una statua, per così notabile beneficio fatto al mondo? Hor che cosa è la Grammatica veramente, se non una scienza, la quale aperta tutte s'aprono, et la quale chiusa tutte si chiudono? Isidoro. che cosa è secondo Isidoro nel primo libro delle sue Etimologie, et Francesco Patritio nel secondo della Institutione della Repubblica, se non fondamento Francesco Patritio. di tutte l'arti liberali, et di tutte le discipline? perché ordinarono gli antichi Romani publici stipendij ai Grammatici, facendo loro uno editto, che l'insegnassero per sin né crosari delle strade, se non per darli il meritato, et dovuto honore? et forse da questo hanno tratto una vecchia usanza i pedagoghi di condursi dietro i giovenetti per le strade, insegnando loro i themi, [p. 88 modifica]et le cỡcordanze, come fanno anco à l'età presente perché sono ordinati i professori di grãmatica per lettere, et per costumi probatissimi, in lege Medicos se nõ per quest'istesso effetto honorato? Perchè dice Quintiliano quelle rare, et celebri lodi della grãmatica, affermando, che est necessaria pueris, iucũda senib. dulcis secretorũ comes, et quae vel sola omni studiorum genere plus hesset operis, quã ostẽtationis se non per la medesima cagione d'honorare i professori di questa scienza? Hieronimo Sãto. perchè è scritto ne' Canoni, alla distintione trigesima ottava, secondo le parole di Hieronimo Sãnto, nella epistola à Tito, che grãmaticorũ doctrina est potest proficere ad vitã, dum fuerit in meliores usus assumpta: se non per darle titolo, et dignità di dottrina salutifera, qual si cõvien à lei? Perchè causa la cõstituisce Lodovico Vivaldo Lodovico Vivaldo. nel suo libro delle persecutioni della Chiesa prima fra tutte le sciẽze per ordine di necessità, se nỡ per imprimere la sua grãdezza ne gli animi di tutti i studiosi? Nỡ la fa Quintiliano esser una sciẽza del bẽ parlare? nỡ l'accỡpagna insieme coi Poeti? nỡ la fa amica de gli historici? nỡ le dà per carissima la Musica nella cỡpositione de metri et delle rime? nỡ la fa esser cỡgiỡta l'Astrologia nelle descrittioni poetiche de gli orti, et occasi de segni, in dichiarare i tẽpi? nỡ la fa domestica, e famigliare della filosofia, per le questioni naturali, che in versi Greci ha trattato uno Empedocle, et in Latini un Varrone, et un Lucretio? Hor perché dice tãte cose, se ella nỡ fosse veramẽte celebre, e famosa? Quanto viene lodato quel Prometheo, il quale à Greci fu di tanta scienza il primo inventore? quãto quel Crate Millote, il quale da Attalo fù mãdato al Senato Romano, fra la sẽconda e terza guerra Africana, à portar si pretioso dono alla prima città regina del mondo? Quanto sỡ celebrati i Dolci, i Bẽbi, i Giulij Camilli, gli Alunni, i Sansovini, et altri, c'hanno di questa disciplina nell'Idioma volgar fatto le regole, et dato i precetti grammaticali della lingua nostra materna? quanto è commendato quel Magno Carlo, che ritrovò la grammatica Tedesca, et pose nomi nuovi ai mesi, et ai vẽti? et quãto tutti i nobili professori di quest'arte honorata, come Aristarco Alessandrino, che compose più di mille volumi, et Didimo, che ne scrisse più di quattromila; Valerio Catone ch'insegnò in Roma con tanto fausto al tempo di Silla, che i seguenti versi furon cantati in lode sua.

Cato Grammaticus Latina Syrem,
Qui solus legit, et facit Poetas.

Verrio Flacco maestro de' Nepoti d'Augusto, che meritò una statua per la benignità del modo de 'l suo insegnare; Caio Melisso Spoletino, che per lo ingegno suo fù posto in libertà da Mecenate; Nicia ch'acquistò la gratia di Cicerone, et di Pompeo. Nỡ passan senza lode quelle sapiẽti balie, et madri, che seguitarono il precetto di Chrisippo insegnãdo à lor fanciulli quest'arte del retto et polito parlare; come Cornelia madre de' Gracchi maestra veramẽte di quãta splẽdidezza di parlar apparve in loro, Aurelia madre di [p. 89 modifica]Cesare; Atia madre di Augusto, e Istrina madre ch'insegnò la lingua Greca à Syle figliuol d'Aripite Rè di Scithia. Nỡ perdano la debita gloria quei Maestri, i quali cỡ attioni honorate,et costumi civili hanno allevato i gioveni ottimamente sotto la disciplina loro: come Crassitio ch'allevò il figliuolo di Marcantonio Romano; Phileta Coo ch'allevo Tolomeo Filadelfo; Volcacio ch'allevò Ottavio Augusto; Zenodoto Efesio ch'allevò i figliuoli del primo Tolomeo, con infinita moltitudine d'altri seguẽti. Meritano certamẽte sõmo honore i Grãmatici perché insegnano d'isprimere quanto habbiamo nell'animo con parole proprie, come insegnò Elio Melisso; di scriver puntatamẽte, come insegnò Nicanore Alessandrino, di dettar epistole, come insegnò Asinio Capitone; di poetare, come insegnò Ennio Grãmatico; di trovar gli Epithetti veri delle cose, come insegnò Telepho Pergamese; di comporre Historie, come insegnarono Appione Alessandrino, Herodiano, et Apollodoro Atheniese; di fare orationi, come insegnò Elio Preconio; di leggere. et isporre, come Lucio Cecilio Epirata, Asinio Pollione, Heracleone Egittio et altri infiniti: et così quelli ch'insegnano le lettere, le sillabe, i nomi, i pronomi, i verbi, l'orationi, le prepositioni, gli averbij, l'interiettioni, le congiỡtioni, i tẽpi, i casi, le figure, et simili altre cose grãmaticali. Ma per l'opposito non so che dir di buono di certi puri grãmatici, anzi meri pedanti, i quali stan tutto il giorno sù le piazze, et dẽtro alle botteghe nel consortio de' letterati, à litigar frivolamẽte di certe minutie loro, che rendon nausea per sino ai ciavattini, contendendo alla disperata, con gettar la toga labile da parte, et con chiamare in testimonio il Dio Polluce, et Hercole à ogni tratto, se l'ypsilỡ, et il z. si scrivono solamente nelle dittioni Greche, ò anco nelle Latine, se l'anima di Aristotile si scrive Endelechia per Delta, ò Enthelechia per tita; se l'H è lettera, overamẽte nota d'aspiratione; se l'X è necessaria ò nò, essendo detto anticamente per C. et S. legs. et pacs, come attesta Quintiliano; se il R. merita d'esser ammesso nel cõcistoro delle lettere per necessario; se 'l nome d'Ulixes và scritto con l'X. over più presto con due SS; se son tre parti dell'oratione, cioè nome, verbo, et cogniuntioni. come vogliono Aristotile, e Theodette Aristotele Theodette., ò quattro, come vogliono i Stoici, separãdo gli articoli dalle congiontioni, ò molte altre aggiõte da poi, cioè prepositioni, nomi appellativi, pronomi, participij, adverbij, interiettioni, come han tenuto Aristarco, et Palemone Aristarco. Palemone.; se i pronomi son quindeci, come tien Prisciano, overamẽte più, come vogliono Diomede , et Phoca Prisciano.; se le lettere s'addoppian come in Caussa cõ due SS. et in Relligio con due LL ò si Diomede. Phoca. proferiscono con un solo, cõ infinite altre assai superstitiose cõtese d'accẽti, di pũti d'ortographia, di prononcia di lettere, figure, ethimologie, analogie, precetti, regole, declinationi, modi di significare, mutationi di casi, varietà di tẽpi, di persone, di numeri, di varij impedimẽti et ordini di costruire: di modo che meritatamẽte quest'insipidi cõtrasti sõ stati [p. 90 modifica]scherniti da Luciano Samosatese, qual Luciano Samocese beffò in un libretto molto arguto il contrasto loro dell'S et T. consonanti; et da Andrea Salernitano Andrea Salernitano, il qual con chiara eloquenza descrisse la guerra grammaticale. Son per questo anco notati molti di loro per troppo grammatici in più cose, come Messalla che scrisse d'ogni lettere singolare un particolar libro; il Beroaldo c'ha voluto notare Servio Messalla. in cose basse et minime; Lucilio c'ha biasimato Vettio, per haver usato voci Sabine, prenestine, Tosche: Asinio Pollione, c'ha ripreso in Tito Livio un parlar troppo Patavino; un Rhennio Palemone, c'ha proceduto contra Marco Varro alla scoperta per cose di grammatica vilissime; Quintiliano, c'ha cassato Seneca d'haver con minutissime sentenze rotto i pesi delle parole, il Valla, c'ha bastonato tutti i Grammatici suoi antecessori; il Mancinello, et il Poggio, che l'hanno bastonato lui. Oltra che i tanti Pedanti si son ritrovati per le lor male qualità meritamente essosi al mondo, come Domitiano intrattabile et capriccioso che fu precettore in Roma; Orbilio da Benevento al tempo di Cicerone huomo bestiale nel leggere, et insegnare a putti; Rhennio Palemone, che si gloriava le lettere esser nate con lui, et dover morire insieme con lui; Leonida Pedagogo d'Alessandro, qual riferisce Diogene Babilonico Diogene Babilonico.haver di vitij empito l'animo di quello, mentre era giovenetto; et quell'altro a cui Crate Filosofo diede de' pugni, per haver insegnato l'ignoranza in luogo della scienza un certo fanciullo, ch'era stato sotto la disciplina sua. Che dirò della mala lingua d'alcuni di loro (servando sempre l'honor de' buoni) i quali cassano Platone di disordinato, Virgilio d'haver scorticato Theocrito, et Homero, M Tullio d'haver parlato con numero turbato, Salustio per troppo affettato, Terentio d'haver mendicato le sue comedie da Labeone, et Scipione, Macrobio di vergognoso et ingrato ingegno, Plinio di mendace, Ovidio di troppo complacente a se stesso? et non perdonano ad alcuno, ma dan sferzate da Aguzzino a tutti senza remissione? che dirò della temerità, con la quale alcuni di loro gloriosetti, et savioli, entrano in campo talhora a far del Tullio con una sentenza imparata a mente di Cicerone a far del Poeta, recitando

Ab Coridon Coridon quae te dementia cepit?

E a far sopra tutto del Theologo, et del scritturista, intendendo il senso alla riverscia per amar troppo la lettera? Che dirò della Prosopeia che spendono alcuni, tenendosi per Idoli della Grammatica, per recitar Perotto, un Cantalicio, lo Spauterio, il Mancinello, Agostin Datho, il Priscianese, Giovanni David Britanno, Adam Traietense, maestro del Bene, il Torrentino, lo Scopa, et altri lor dogmatizanti, co i quali non sanno manco talhora il Janua sum Rudibus del Donato? Onde Cantalicio arguì degnamente Branchita Pedante, dicendo

Dum legis in Cathedra sapiens Branchita Poetas.

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Allegat semper pro Cicerone Phocam.

Deh quanto meglio per lor farebbe, che in loro s'adempisse il desiderio di Quintiliano, Quintiliano. che diceva. De pedagogis hoc ampliusm ut sine eruditi planè, quam primum esse curam velim, aut se non esse eruditos sciant. nõ essendo cosa più pestifera che la troppa persuasiva di se medesimo. Quindi Cantalicio pur Pedante arguì presontuoso di questa razza con gli seguenti versi.

Ille (parlando di Quintiliano) tribus brumis vix Alpha, et Beta docebat
Tu tribus at pueros mensibus astra doces

Che dirò della sciocca gravità Pedante d'alcuni cõ quel baculo magistrale in mano, con quella toga pelata, che non ha mai visto manco di cinque Iubilei, con quel modo di cantar così le prose, come i versi, con quella comitiva di putti per ogni cãtone, con quei saluti in latino. Avete domini et salute, con quelle riverenze strafoggiate, con quel star su la sua che paiono tanti Tullij in cathedra, con quel leggere affettatamente come fanno, con quel passeggiar per scola a guisa di tanti pavoni, con quel chieder di norme terribile, et impaurire i putti col grido strepitoso, con quelle suasive ai gioveni di seguir le pedate di Sier Prisiano, et di barba Diomede, et caricarsi le braccia d'un buõ Cornucopia, ne lasciar per bezzi il Chatolicon e Papia, e il Mamotretto insieme? che dirò delle corruttele, che molte volte per lor difetto son nelle scuole causate? che dirò delle negligenze intorno ai scolari? che cosa dell'avaritia in sorbir tanti salarij, e tante spese di Communi? che cosa delle scempietà d'alcuni particolari, come di quel Pedante da Bologna, che volendo dare una nova che nella patria sua erano molti banditi, et che portano pericolo, che un dì non uccidessero il Governatore di quella città, disse Pedantescamente. Io verco che per la copia di questi esuli un giorno non venga necato l'Antistite? che dirò di quell'altro che indirizzando una lettera in Padoa, in su la piazza del vino, alla Speziaria della Luna, scrisse. Nella città Antenorea, in sul foro di Bacchio, all'Aromatoria della Dea Triforme. che dirò di quell'altro, che ingiuriando una meretrice, disse. Questa Lupa Romulea hà sempre l'occhio ai locali, ne mai si vede col riso Cithereo, per sin che non è della sua ingluvie omninamente satia. Che dirò di quello, che salutando un'Hoste suo amico, disse con elegante thema. Ave pincerna deifico, salve Maestro de condimenti lautissimi, Dij te adiuvent sacrario di tutti i ferculi opipari? Che dirò do quell'altro, che dimandando a un viandante la vera strada Romea disse con Pedante Latino. Dimmi Delegante viatore qual è l'itinere Germano di pervenire alla città di Romulo? ma non voglio accopiare insieme maggior schiera d'essempi, per non diffondermi, soverchiamente in queste bagatelle Pedantesche, delle quali mi pare havere à sufficienza ragionato. [p. 92 modifica]
Annotatione sopra il iiij. Disc.

Due semplici discrittioni della Grammatica sono assegnate da Ammonio sopra Porfirio, et da Simplicio sopra la fisica, l'una che dice, che Grammatica est peritia eorum quae magna in parte a Poetis, ac rerum scriptoribus dicuntur. L'altra che dice, che Grammatices est scire confusionem, de ipsis vigintiquattuor literis. Qual sia il parlare della Grammatica, l'ispone Alberto Magno sopra i predicabili, dicendo, che Grammatica sermone utitur, pro ut modus inflexionem, et contutionum intellectus simpicis, et compositi, complexe designativus existit, simpliciter usque eo, quod sciat de significato, utrum sit vel non. Dionisio Thracio, descrivendo la Grammatica, disse ancor lui, che Grammatica est peritia, esperientiaque eorum quae apud poetas plurimum versantur. et Charete disse, che Grammatica est habitus, quo ex arte dictiones, et sensa nasceretur, e Chloro disse, che Grammatica est cognitio earum ditionum, quae apud poetas, et apud communem usum essent. Marsilio Ficino nel Filebo di Platone dichiara che cosa sia il Grãmatico, mentre dice che Grammaticus ille est qui tenet, quot in species nox distingui potest, et quales, dum ore articulatim in verba mente concepta distinguuntur. L'auttore, overo institutore della Grammatica, fu un certo, Theut, come narra Platone nel suo Filebo. Dividesi la Grammatica secondo Dionisio, e Taurisco, in artificiale, Historica, et propria. L'artificiale è quella, nella quale si danno precetti de gli elementi delle lettere, delle parti dell'orattioni, et dell'Ortografia, l'historica è condamnata et giudicata per instabile, trattando delle cose humane, delle divine, delle cose heroiche, delle persone, de' luoghi, et di infinite altre cose. La propria è quella, che versa intorno a Historici, et Poeti. Appartenẽdosi a grãmatici il saper l'antico modo di scrivere, potrà notarsi quel tanto che scrive Pietro Vittorio, nel quarto decimo lib. delle sue varie lettioni, al capitolo terzo, et per conto particolarmente de Distongi antichi gli quali arrivano al numero settenario potrà vedersi l'annotatione d'Angelo Politiano nelle sue Miscellanee, nel capitolo quadragesimo terzo, et nel suo Panepistemon una distintione della grammatica, assai bella, et più diffusa che quella, la qual di sopra addotta habbiamo. Nella sua Lamia tratta et Politiano con breve parole, ma di maestà piene, le lodi de' Grammatici, ove fra l'altre cose dice, che Grammaticorum hae sunt partes ut omne scriptorum genus poetas, Historicos, Oratores, Philosophos, Medicos, Iure consultos excutiant, atque venarrent. Nostra aetas parva perita rerum veterum nimis brevi Gyro Grammaticum sepsit Atapuon antiquos olim tantum auctoritatis hic ordo habuit, ut censores essent, et iudices scriptorum omnium soli grãmatici, quos ob id etiam Criticos vocabant.
Per conto dell'instruttione de' Pedanti circa i putti, vedasi la prima espistola, di Celio Calcagnino scritta a Bartolomeo Riccio, al duodecimo libro, che ne discorre ottimamente Platone nel Simposio, parlando della cura de' Pedanti, dice che. Pedagogorum praecipua cura erat, ut non finerent pueros amatos cum amatoribus colloqui. Quel tanto che s'insegna a i putti di grammatica viene isplicato da Mallio in quei versi.

Ut rudibus pueris monstratur litera primum.
Per faciem, nomenque suum componitur usus,
Tunc coniuncta suis, formatur syllaba nodis,
Hic verbis structura venit per verba ligandi
Tunc rerun vires atque attis traditur usus.
Perque pedes proprios nascentia carmina surgunt.
Singulaque in somma prodest didicisse priora.

Moltissime cose intorno all'ammaestramento de' putti son poste da Plutarco [p. 93 modifica]nel libro de Institutione puerorum, et da M.Varrone, nel Trattato de Petris educãdis, dal qual Nonio Marcello cava assaissime instituttioni intorno a loro. E Plauto, nella Comedia de' Becchidi introduce Lydo Pedante riferire l'antica insitutione de' Greci intorno a i putti, dalla quale si trahe non picciola utilità per l'instruttione d'essi. Le guerre de' pedanti overo i litigi loro intorno a certe minutezze c'hanno da molti auttori, si legge in Alessandro d'Alessandro, nel primo de' suo Di geniali, al c.21. et un'altra se ne legge sopra il vocabulo Instratum, et quid differt pulsare verberare, nel 3. de i suoi giorni Geniali, al c.19 Le varie institutioni de i putti pertinenti a i pedanti si tranno abondantemente dall'istesso Auttore, nel secondo de suoi Di geniali, al c. 25. Virgilio in particolare non in troppo inclinato a i pedanti, come si dichiara nel terzo libro de disciplina di Pietro Crinito, al c.8.